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domenica 3 febbraio 2008

28 febbraio 2006

I soldi per il tunnel del Brennero non ci sono


di Fabio Visentin



La stampa locale sta dando grande risalto alla costituzione del Consorzio Stabile Costruttori Alto Adige che è andato ad aggiungersi al raggruppamento di imprese italiane ed europee che intende partecipare alla gara di affidamento dei lavori per la costruzione del tunnel del Brennero.



Contemporaneamente l'Ufficio Stampa della Provincia fa sapere che "un gruppo di ispettori del lavoro ha iniziato una settimana di formazione e aggiornamento nei cantieri toscani dell'Alta velocità in vista dell'impegno connesso al progetto del tunnel di base del Brennero".



Ad un osservatore distratto sembrerebbe che ormai le decisioni sono state prese, rimane solo da decidere la data di inizio dei lavori.



Ma tutto questo clamore lascia molto perplessi, soprattutto perchè nessuno parla del prerequisito fondamentale: dove prendere i soldi per finanziare l'impresa.



Al recente incontro dei movimenti anti TAV tenutosi in Val di Susa dal 17 al 19 febbraio Vittorio Agnoletto, europarlamentare per Rifondazione comunista, ha riferito il frutto delle sue ricerche negli uffici delle istituzioni europee. Dai documenti ufficiali da lui riportati emerge con chiarezza il quadro dei finanziamenti alla grande rete dei corridoi di comunicazione europei.



Inizialmente, per un complesso di 30 progetti presentati dai diversi paesi dell'Unione, i fondi stanziati ammontavano a 20 miliardi di euro, ma il Consiglio Europeo nel giugno del 2005 li ha ridotti a 12 miliardi e il Consiglio Europeo del 15 dicembre scorso, presente il rappresentante del governo italiano che ha votato a favore della decisione, li ha ulteriormente ridotti a 6 (sei miliardi di euro).

E' vero che dei 30 progetti previsti inizialmente 12 sono ormai stati scartati, però il costo sulla carta dei restanti 18 si aggira sui 261 miliardi, di cui i 6 stanziati dal Consiglio Europeo rappresentano un misero 2,3%.



In ottobre Durnwalder ha affermato che per essere realizzabile il tunnel del Brennero dovrebbe essere finanziato almeno per il 40% dall'Unione Europea. E il governo italiano ha continuato a gridare ai quattro venti che l'Europa aveva finanziato la Tav della Val di Susa per il 30% e che non bisognava perdere altro tempo rischiando di perdere il finanziamento.



Ma i conti non tornano, qui come si suol dire c'è qualcuno che "ciurla nel manico".



Riassumiamo le cifre: la Commissione Europea ha stanziato 6 miliardi di euro per un totale di 18 progetti; solo la parte internazionale della Torino-Lione ne costa sulla carta 9,7; il solo tunnel del Brennero senza contare la indispensabile tratta di accesso Verona-Vipiteno ne costa 4,5.

Dove si prendono i soldi visto che non ci sono? Non li scucirà di certo il General contractor (il contraente generale, ma vuoi mettere che figo dirlo in inglese!), la cordata di imprese europee.

Queste semmai si stanno dando da fare per arraffare tutto quello che è possibile.

Se non si interviene per chiedere una pausa di riflessione su tutto questo casino e si ripensa ad una politica dei trasporti europea che parta realmente dai bisogni delle popolazioni e non dagli interessi dei consorzi di ditte costruttrici non è difficile prevedere quello che succederà.



Anche in assenza di finanziamenti completi si troveranno i soldi per far partire almeno alcune delle 18 grandi opere di cui sopra. Poi in breve i soldi finiranno, ma i cantieri saranno stati aperti, i territori interessati saranno devastati dai lavori e allora si invocherà l'intervento dello stato, visto che i privati i loro soldi nelle grandi opere non ce li mettono più, dato il fallimento economico delle ultime imprese.



E infine a rimetterci saranno come sempre i cittadini che si vedranno tagliati i fondi a disposizione per far funzionare scuole, ospedali, trasporti (quelli che servono realmente alle persone).



Non sarebbe meglio per tutti prendere atto della mancanza dei finanziamenti, fermarsi a riflettere e rivedere i progetti faraonici che sempre più si rivelano pensati per soddisfare gli appetiti delle grandi imprese.



Non sarebbe meglio riconoscere la ragionevolezza dei cittadini e dei sindaci della Val di Susa e degli abitanti delle valli d'Isarco e d'Adige che ancora timidamente per ora hanno manifestato le loro perplessità e cercare di salvare i fondi per il potenziamento delle linee esistenti con il raddoppio delle merci su rotaia a un decimo del costo.




Basta chiamarli corridoi e cancellare la parola tunnel.

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