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martedì 12 febbraio 2008

Stipendi da fame, l’economia ne risente

ALTO ADIGE, 12 FEBBRAIO 2008


 di Massimiliano Bona


 Gli imprenditori: «Aiutiamo il ceto medio» Ebner (Cgil): «Troppe categorie in affanno»


Serafini (Uil): «L’unico modo per uscirne è agire sulla leva fiscale»


 

 
BOLZANO. Restituire potere d’acquisto al ceto medio per alimentare i consumi. A chiederlo sono, in una nota congiunta, il Wirtschaftsring - l’associazione degli imprenditori di lingua tedesca - e i sindacati, rappresentati da Georg Pardeller dell’Asgb. «Ai cittadini, a fine mese, deve rimanere più denaro nelle tasche. Le responsabilità, per la critica situazione attuale, non sono certo di imprese e sindacati. Paghiamo, piuttosto, scelte politiche assunte a livello nazionale. Ora, però, bisogna attivarsi per garantire la pace sociale e favorire lo sviluppo dell’economia». Nel frattempo Alfred Ebner (Cgil) e Toni Serafini (Uil) lanciano l’allarme salari. «Gran parte dei cittadini sono costretti a tirare a campare con poco più di mille euro al mese».


 Serve, a breve, un’inversione di rotta. A chiederla, con forza, è la commissione per la concertazione tra le parti sociali, della quale fanno parte rappresentanti del mondo economico e sindacati. A fare il punto, sulla difficile situazione attuale, sono stati il presidente del Südtiroler Wirtschaftsring Walter Amort ed il segretario dell’Asgb Georg Pardeller. «L’instabilità del Governo negli ultimi mesi e la mancanza di una strategia orientata al lungo periodo hanno reso la vita difficile sia alle piccole imprese che alle famiglie». Il rapporto tra stipendi e affitti è insoddisfacente. «Gli affitti oscillano tra i 600 e gli 800 euro al mese, mentre l’ammontare medio dei salari è di 1.100 euro. Sono sempre più le piccole aziende a non avere prospettive di sviluppo».


 Imprenditori e sindacati hanno preso atto anche della crescita dei rapporti di lavoro a tempo determinato. «I precari sono sempre di più e ciò incide negativamente sui bilanci delle famiglie. I lavoratori devono riuscire a recuperare potere d’acquisto, anche perchè si tratta dell’unico modo per alimentare i consumi».


 Lo scenario tracciato dal Wirtschaftsring e dall’Asgb è tutt’altro che incoraggiante. «I giovani non sono affatto incentivati a creare una famiglia. La colpa, per questo stato di cose, non è peraltro nostra, ma delle scelte fatte dai politici in sede nazionale, a Roma. Il ceto medio deve tornare ad avere un ruolo trainante, in modo tale da riuscire a garantire la pace sociale consentendo, al tempo stesso, all’economia di crescere».


 Parole fin troppo chiare, che fotografano al meglio una situazione critica, che si protrae ormai da anni. «È dal 2005 - sottolinea Toni Serafini della Uil - che il potere d’acquisto dei salari sta scemando ed ora sembra essere in caduta libera. Già allora proponemmo, senza essere ascoltati, la detassazione per gli aumenti contrattuali. L’unica possibilità per uscire da questa situazione è quella di agire sulla leva fiscale. A livello contrattuale si può incidere, ma non fino al punto di riuscire a risolvere il problema».


 Serafini non crede nemmeno alla possibilità di arginare la crescita dei prezzi. «Se ne discute da anni, ma ogni tentativo è andato sistematicamente a vuoto».


 Alfred Ebner, segretario per il commercio della Cgil, è ancora più esplicito. «I lavoratori, ormai, faticano a campare, perchè i salari sono rimasti fermi, mentre il costo della vita è cresciuto. Le risorse economiche prodotte dal mondo del lavoro sono finite, evidentemente, nelle tasche delle imprese e dei liberi professionisti. Gli aumenti salariali sono serviti unicamente a recuperare il tasso di inflazione nazionale e non certo quello provinciale, tra i quali c’è poco meno di un punto percentuale di differenza».


 Le affermazioni di Serafini e Ebner sono suffragate dalle cifre. Sono ancora molte, infatti, le categorie costrette a tirare la cinghia per far quadrare i conti a fine mese. Si parte dagli 800 euro netti di una parrucchiera e di un lavoratore agricolo, per passare ai 900 o poco più di un’addetta alle camere con posto annuale in albergo, di una segretaria impiegata presso un libero professionista e di un operaio specializzato dei settori del legno e dell’artigianato. Si attestano attorno a quota 1.000 euro cameriere (posto annuale), commesse (quarto livello) e operai specializzati dell’industria. Va solo un po’ meglio ad impiegati postali, bancari neoassunti, impiegati amministrativi del settore pubblico e assistenti geriatrici, i cui stipendi oscillano tra i 1.250 ed i 1.350 euro. Si riesce a campare, ma non si può certo scialare.

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