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domenica 10 febbraio 2008

Chi è causa del suo mal.....

ALTO ADIGE, 10 FEBBRAIO 2008


 Le vittime sono state commemorate ieri davanti al cippo che le ricorda sul Lungotalvera


 Cerimonia in ricordo delle foibe


 Il giallo della corona: polemiche tra Urzì e Tommasini


  BOLZANO. Cerimonie, ieri con un giorno d’anticipo rispetto al resto del Paese, prima a Laives e poi a Bolzano in ricordo dei martiri delle foibe. Il 10 febbraio, infatti, è il Giorno del ricordo, istituito quattro anni fa dal Parlamento proprio per non dimenticare i drammi che si sono consumati al confine orientale del Paese e sono rimasti per decenni sotto traccia, quasi rimossi. Non è noto il numero degli infoibati - cioè degli anticomunisti o, semplicemente, dei servitori dello Stato italiano - anche se gli storici sono unanimi nel parlare di alcune migliaia.


 A Bolzano un cippo, posto sul Lungotalvera San Quirino in corrispondenza di via Fiume, ricorda il sacrificio degli esuli giuliano-dalmati nel periodo 1943-1947.


 Ed è lì che si è svolta la seconda parte della cerimonia alla quale hanno partecipato autorità civili e militari assieme a rappresentanti di Provincia e Comune, tra cui il sindaco Luigi Spagnolli e Giovanni Benussi, in rappresentanza degli esuli. L’onorevole Giorgio Holzmann (An) e Azione giovani sono andati all’angolo tra viale Europa e via Palermo, dove chiedono che la piazzetta sia intitolata proprio ai martiri delle foibe.


 Il prologo della giornata a Laives, dove c’è stato il giallo della corona che ha scatenato le polemiche tra destra e sinistra. La cosa sarebbe degna di un film di Totò se la cerimonia non fosse stata in ricordo delle migliaia di vittime delle foibe.


 Ma vediamo come sono andate le cose nella versione, ovviamente diversa, dei protagonisti. «Tutto è cominciato con un breve corteo fin davanti alla cappella che a Laives ricorda i caduti - attacca Alessandro Urzì, presidente di An -; poi, dopo qualche minuto di raccoglimento, al quale oltre alla delegazione di An hanno partecipato familiari delle vittime delle foibe e una delegazione del Comune di Laives, l’assessore Christian Tommasini ha deposto una corona. Ci sono le foto che lo confermano. Fin qui tutto normale. È alla fine che è successa una cosa incredibile, che offende la memoria delle vittime: Tommasini ha preso la corona e l’ha portata in un furgone. La stessa corona “riciclata” è ricomparsa poco dopo alla cerimonia a Bolzano, sul Lungotalvera. Ciò che è successo è inaudito».


 Ma Tommasini, assessore e segretario del Pd, respinge le accuse: «La polemica sollevata da An è pretestuosa. Ciò dimostra che i consiglieri provinciali della destra non avendo nulla di più serio di cui occuparsi, non perdono occasione per strumentalizzare qualsiasi evento».


 Le cose dunque come si sarebbero svolte?


 «A Laives non è stata deposta - assicura Tommasini - alcuna corona. Era previsto fin dall’inizio che non si facesse: ci si è dati appuntamento alla cappella dei caduti solo per partire da lì ed andare poi a Bolzano, al monumento alle foibe, dov’era in programma la cerimonia vera e propria».


 E la corona che si vede nella foto scattata da militanti di An? «L’ho appoggiata al muro solo perché pesava troppo. Ma - lo ripeto - non era destinata a restare lì». (an.ma)





"Chi è causa del suo mal, pianga se stesso."


Di questo parlavamo, della strumentalità di tutta l'operazione,  allorchè in consiglio comunale fu proposta ed approvata l'istituzione della giornata della memoria e che noi definimmo  "un boccone avvelenato".



Riproponiamo dunque il nostro intervento in consiglio comunale.




Questa sera la destra presenta due mozioni che hanno come argomento le Foibe. Non si tratta della normale formalizzazione di una proposta sulla toponomastica, ma piuttosto di un’operazione politico-culturale che va sotto il nome di revisionismo storico a cui anche settori importanti della sinistra non hanno saputo sottrarsi.


 


Dico subito che l’operazione va respinta e che le mozioni sono invotabili.


 


Chi oggi ci propone di ricordare le vittime delle Foibe non lo fa per un doveroso omaggio alle vittime di una guerra di aggressione, ma fa un’operazione politica in cui distingue tra i morti e ne sceglie alcuni che sono funzionali a recuperare una legittimità che altrimenti la storia gli negherebbe.


 


Quella che all’apparenza sembra un’operazione di verità, è in realtá un’operazione parziale, che non fa luce sulle reali dimensioni di quella tragedia, sulle sue cause, sui responsabili.


 


Ecco allora che occorre risalire ai dati, ai numeri, alla storia, quella più seria e documentata, per capire come sia stata possibile un’operazione così efferata, in quale temperie, in quale clima, quali siano state le cause.


Vorrei partire da una citazione che è il leitmotiv delle politiche del ventennio:


"Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell'Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani".


È bene tenere a mente questa affermazione di B. Mussolini, datata 1920, per capire quel che è accaduto in seguito. Se vogliamo discutere e non fare propaganda ideologica, dobbiamo partire da qui e cioè dalle ragioni storiche, sociali, culturali che hanno determinato i tragici fatti che vanno sotto il nome di Foibe.


Innanzitutto bisogna distinguere due momenti in questa tragica vicenda:


1.      il primo, all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943, quando si scatenarono vendette e rancori mai sopiti dopo 20 anni di italianizzazione forzata;


2.      il secondo, molto più grave per numero delle vittime, nella primavera del ’45, quando le truppe titine occuparono la Venezia Giulia, la Dalmazia, Trieste e parte del Friuli.


I due momenti hanno motivazioni e svolgimenti diversi, ma per entrambi le cause vanno ricercate nel ventennio fascista.


È solo dopo la prima guerra mondiale, infatti, che comincia una politica di italianizzazione forzata delle “terre irredente” : afflusso di impiegati e funzionari italiani, divieto di usare la propria lingua, italianizzazione dei nomi, toponomastica, chiusura di scuole, confino,… sono solo alcuni dei provvedimenti che ci dovrebbero essere familiari.


Con la seconda guerra mondiale poi la Slovenia viene annessa e in Croazia si dà via libera alla pulizia etnica in cui diverranno tristemente famosi gli Ustascia spesso appoggiati dalle truppe italiane e dal famigerato e mai condannato gen. Roatta che con la sua seconda armata si macchiò di numerosi crimini contrò l’umanità, costruì campi di concentramento e propose addirittura la deportazione dell’intera popolazione slovena.


Nel sud poi  non si contano gli episodi del tipo Marzabotto  e ST. Anna di Stazzema in cui i colpevoli, i macellai eravamo noi.


Ma su un episodio del ’44 voglio richiamare l’attenzione: In Istria vi è un piccolo villaggio, Vodice o Vodizza in italiano. Si trova a 20 Km dal confine, comune di Pola, che ancora oggi è pieno di macerie. Fu attaccato dalle camice nere e dall’esercito repubblichino e vi furono 400 morti tra vecchi donne e bambini. Poi il resto lo fece la Luftwaffe radendo al suolo l’abitato e i dintorni.


Faccio notare che si trattava di italiani, cicik, cioè istriani, ma italiani.


E loro non sono degni di essere ricordati? Anche su questo è calato il silenzio della storia e non si trovano poi tanti sostenitori che vogliano far luce sul comportamento dei nostri soldati, delle nostre truppe di occupazione e si preferisce alimentare la favola degli italiani buoni, sempre e comunque.


In particolare, sono da attribuirsi alla responsabilità diretta delle truppe di occupazione italiana almeno 250 mila morti, che le fonti serbe però portano ad un totale di 300 mila. Di questi, i morti in combattimento sono una parte esigua, perché la stragrande maggioranza delle vittime fu dovuta a vere e proprie stragi e repressioni, a saccheggi e a brutalità. In particolare, è da ricordare ancora una volta il ruolo della II Armata Italiana, sotto il comando del generale Roatta. Una operazione che volesse riportare nella giusta luce le vittime delle foibe non potrebbe fare a meno di ricordare queste vittime


Come già accennato all’inizio non vogliano, ne potremmo negare o sottovalutare le sofferenze degli italiani (e dei giuliani, istriani e dalmati di lingua e “etnia” italiana). Ricordando, sempre e comunque, che la guerra di aggressione la dichiarò Mussolini contro la Jugoslavia, e che quindi siamo stati noi i diretti responsabili della guerra e indiretti responsabili di ogni sua più tragica conseguenza.


Crollato il regime fascista le “terre irredente”, , vennero precipitosamente abbandonate. Le autorità civili (composte in gran parte da ferventi fascisti) fuggirono verso le loro città di origine, lasciando quelle terre nella più totale anarchia e consegnando alle poche centinaia di tedeschi presenti l’intera regione e migliaia di soldati e carabinieri, che furono in gran parte uccisi, internati, deportati in Germania.


Dunque siamo al settembre 1943: dopo decenni di repressione e violenze, i contadini croati e altri elementi insorgono contro tutto ciò che è “fascismo”, purtroppo spesso identificato con “Italia”. Il leader del partito comunista sloveno, Kardelj, aveva dato la direttiva di "epurare non sulla base della nazionalità ma del fascismo", ma, quasi inevitabilmente, è l’elemento italiano che patisce le peggiori persecuzioni, anche a causa del fatto che i posti di potere, sia economico, che terriero, che di responsabilità, sono tutti occupati da italiani.


 


Furono circa 250-300 i fucilati e “infoibati” dai partigiani o dal popolo in rivolta. La stima più pessimistica, ma anche la meno verosimile, parla di 600 morti. Paradossalmente, furono contestualmente salvati e protetti, rifocillati e ospitati, migliaia e migliaia di soldati delle armate italiane allo sbando, poiché le violenze si scatenarono quasi esclusivamente verso i carabinieri, i gerarchi, le camicie nere.


Altre vittime, ma non da ascriversi nel capitolo “Foibe”, furono fatte in Dalmazia, a Fiume, a Zara, nelle isole. Si può parlare di un totale generale di circa 2.000 persone. La propaganda di destra ha da sempre gonfiato tali cifre, fino a farle giungere alle decine di migliaia. E parliamo solo del 1943.


Ben altro successe con l’occupazione titina di Trieste e della Venezia Giulia.


Nei terribili quaranta giorni di occupazione titina, si scatena una violenta epurazione. La volontà jugoslava è chiara: creare uno stato di fatto che preceda l’annessione, ma ben presto la situazione sfugge di mano alle autorità militari e politiche jugoslave.Le esecuzioni si susseguono a ritmo impressionante, e i cadaveri vengono gettati nelle foibe giuliane.


Anche se le dimensioni di una tragedia non dovrebbero essere misurate solo dal numero delle vittime, è chiaro che le cifre sono sempre di forte impatto.


Si è arrivati a indicare cifre attorno alle quattro-cinque migliaia. Una cifra che comprende, lo ribadiamo, non solo gli infoibati. I quali, calcolati secondo il criterio dei corpi estratti direttamente dalle caverne, sono in effetti 570.


La stragrande maggioranza delle perdite italiane nella guerra derivano dai bombardamenti angloamericani. Voglio solo qui ricordare i 400 morti del bombardamento angloamericano del 10 giugno, che viene effettuato come rappresaglia per l’anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia e  l’accanimento degli anglo-americani nei confronti di Zara. La piccola enclave (1,5 Km quadrati) subirà infatti ben 54 bombardamenti, che ne provocheranno la quasi distruzione. I morti saranno più di 4.000 su una popolazione di 38mila persone. 


Ma per chi è interessato solo a fare propaganda anticomunista, questi morti non contano.


La teoria della “pulizia etnica”, a cui si fa cenno nella mozione poi, è del tutto forzosa anche se vi si insiste da 60 anni dimenticando che fu il fascismo ad intrapprende una pianificata, scientifica, ufficiale e legale, nel senso che fu supportata da infami leggi razziste, campagna di genocidio e di morte nei confronti di ogni minoranza etnica,


Chi ha approvato ed esaltato, forse anche eseguito, i massacri, le deportazioni, i lager, i forni crematori, oggi dovrebbe avere la dignità di tacere. 


L’opera di revisionismo storico, che anche da noi ha i suoi adepti e di cui fanno parte esponenti importanti della stessa sinistra ha partorito la giornata della memoria, amorevolmente decisa insieme da destra e sinistra.


Ciò che prevale è l'associazione Foibe uguale male, uguale regime di Tito, uguale comunismo, uguale male. 


L'oggettività di un fatto storico tragico sfugge e se e ne complica la comprensione.


Quello che si vuol far passare attraverso le Foibe è che se c'è stato un tentativo folle di sterminio metodico dell'intero popolo ebraico si deve anche prendere in considerazione che ci sono state le foibe, per cui nazismo e comunismo sono la stessa cosa.


 


Questo, che a nostro parere è un delirio assecondato anche da alcune figure del centrosinistra, al di là di rendere giustizia alle vittime delle Foibe ne fa strumento di un’ operazione politica, tutta ideologica, per noi inaccettabile e quindi respingiamo la proposta e proponiamo invece di intitolare una via alle vittime di tutte le guerre comprendendo insieme alle vittime delle Foibe, i martiri della resistenza alla furia nazifascista e le vittime causate dalle nostre politiche espansionistiche, i morti per i bombardamenti, ecc.


Questo, ci pare, è il modo migliore e più rispettoso, per ricordare anche le vittime delle Foibe.

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