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domenica 3 febbraio 2008

19 ottobre 2006

Uranio impoverito negli aerei



Rifondazione Comunista - Laives



Dagli inizi degli anni '70, nelle nazioni che avevano fatto la scelta del nucleare, ci si è trovati di fronte al problema dello smaltimento dell'uranio impoverito.



La soluzione è stata trovata impiegandolo in campo militare per aumentare la capacità di perforazione dei proiettili e di resistenza di alcuni piccoli blindati e in ambito civile usandolo come contrappeso nelle ali e nelle code degli aerei e nei rotori degli elicotteri.

L'uranio impoverito ha praticamente lo stesso peso specifico del tungsteno, ma evidentemente, essendo un materiale di cui ci si deve liberare, dal costo decisamente inferiore.



La notizia è diventata di dominio pubblico in seguito ad alcuni incidenti che hanno portato alla ribalta la pericolosità di questi usi.



Ora alcune domande sorgono spontanee: negli aerei che atterrano attualmente o che si prevede di fare atterrare in futuro all'aeroporto di S.Giacomo viene fatto uso di uranio impoverito?



Nel caso di risposta affermativa, i vigili del fuoco, il personale aeroportuale o che lavora nella manutenzione, sono informati dei rischi a cui va incontro e sono addestrati alle procedure da seguire in caso di incidente per operare in sicurezza?

Vi sono piani per evitare che la popolazione venga a contatto con le polveri tossiche dell'uranio impoverito?



Sulla pericolosità e sugli effetti di questo "metallo del disonore", così come da più parti è stato definito, vi è ormai un'ampia letteratura e non vorremmo che un domani, accanto alla "Sindrome del Golfo" fossimo costretti a parlare di una "Sindrome di S.Giacomo".



La salute e l'incolumità dei cittadini deve venire al primo posto e anche sotto questo aspetto sarebbe bene che le autorità preposte e l'ABD facessero chiarezza.

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