14 giugno 2006
Mozione: al Sindaco e all'Assessore competente
Intervento su "merci contraffatte"
"La commercializzazione di merci contraffatte e di merci usurpative produce danni al tessuto economico nazionale e della nostra Provincia ...".
"... questo tipo di commercializzazione illecita, lede i legittimi interessi delle amministrazioni locali, sottraendo alle stesse le risorse derivanti dai tributi sulle licenze e concessioni legate all'attività commerciale".
"... produce deviazioni del traffico commerciale e fenomeni di concorrenza sleale".
"... la contraffazione delle merci riguardano immediatamente e direttamente la salute dei consumatori ...".
Queste sono alcune delle frasi estrapolate dal testo della mozione della destra.
Ma di che cosa stiamo parlando? Dove è riscontrabile un fenomeno di così vaste proporzioni a Laives?
E' evidente che il riferimento è a fenomeni riscontrabili in altre località e si vuole trasferire qui a Laives un'iniziativa contro un problema che qui da noi non esiste o almeno non in proporzioni così vaste come si vorrebbe far credere.
Basta d'altronde fare un giro in internet e ci si accorge come questa stessa mozione sia stata presentata in numerosi altre realtà, soprattutto di mare, dove il fenomemeno dei venditori ambulanti non autorizzati è ben altra cosa.
Ma è di questo che stiamo parlando o di fenomeni più complessi e di natura diversa?
E quali sono comunque le caratteristiche di questi fenomeni, quali i pericoli, quali gli attori?
Se non capiamo bene questo rischiamo di prendercela con le persone sbagliate, di accanirci contro l'ultimo anello di una catena e di ingenerare fenomeni di ripulsa, di rigetto incontrollati ed incontrollabili.
A nostro parere si sta facendo un po' di confusione mettendo insieme fenomeni simili solo all'apparenza.
Il primo è sotto gli occhi di tutti, prende il nome di globalizzazione e risponde a precise leggi di mercato.
Gli industriali del mitico Nordest, in crisi, sempre più spesso invocano "misure d'emergenza", cioè dazi e protezioni fiscali alle merci provenienti dalla Cina e dai paesi dell'Est.
Ma quando lor signori vanno a vendere telai e macchine da cucire nei "paesi emergenti", cosa credono che ci facciano?
Che li usino solo come soprammobili?
I calcoli, in altre parole, dovrebbero essere fatti con più precisione, a "partita doppia", seguendo l'intera filiera produttiva e, forse, si scoprirebbe che i luoghi dove si aggiunge più valore alle merci sono ancora in occidente.
Franco Bernabè, navigato manager dell'Eni, ora consigliere di amministrazione di società partecipate cinesi, inquadra precisamente la questione di cui questa sera ci occupiamo grazie alla mozione dei consiglieri della destra.
"La Cina non è il Giappone, la Germania, l'Italia che hanno avuto bisogno dei mercati esteri per crescere. Loro il mercato ce l'hanno in casa ed è enorme. Più della metà delle merci esportate dalla Cina sono fatte in outsourcing per multinazionali che si sono installate in Cina ma non sono cinesi. Alle imprese cinesi il mercato occidentale non interessa, è più costoso e più complicato, ha margini più bassi di quello domestico".
Dunque mi sembra chiaro il discorso.
Ciò che viene prodotto in Cina per il mercato occidentale è fatto da multinazionali occidentali.
Chi ci "attacca", "invade", "affama" e ci fa "concorrenza sleale", pratica il dumping e contraffà i gloriosi marchi della moda italiana sono le imprese occidentali.
Le cause principali della "crisi" dei settori della manifattura rivolta all'esportazione sono i meccanismi di mercato liberisti.
Ecco allora che appare chiaramente sbagliato prendersela con i venditori ambulanti per le strade quando le cause sono ben altre e gli attori pure.
Esiste poi una florida industria dell'autenticamente falso, una sorta di multinazionale, che persegue interessi ben più ampi e generali dei migranti che troviamo per strada e contro la quale si continua a non intervenire.
I migranti sono solo l'anello più debole e visibile di questa catena e molti di loro volentieri farebbero altro, avendone la possibilità.
La commercializzazione di merci contraffatte può certo divenire un grave problema ma va affrontato, laddove esiste, con misure serie e tenendo conto che, come inchieste serie dimostrano, il fenomeno è cambiato, gli abusivi che danneggiano i commercianti sono un fenomeno oscuro, vendono prodotti contraffatti ma praticamente simili agli originali, però non per le strade, ma spesso negli stessi negozi di commercianti privi di scrupoli.
Allora, piuttosto che ipotizzare solo misure repressive, usando a tal fine i vigili urbani, perchè non provare ad ipotizzare altre modalità di intervento, soluzioni che contemplino un ragionamento sulle licenze e sull'individuazione di spazi ad hoc.
Pensare di poter risolvere un fenomeno, che pure richiede interventi, solo con misure di polizia, non solo può rivelarsi una pia illusione, ma può anche veicolare messaggi sbagliati tendenti alla xenofobia ed all'intolleranza.
Se invece parliamo poi dei poveri oggetti che molti ambulanti vendono per le strade o in occasione delle fiere mi si deve spiegare a chi fanno concorrenza?
Quale negozio di Laives vende quel tipo di merci e soprattutto quale cittadino pensa di aver comprato una borsetta di Fiorucci o un'accessorio di Armani pagandolo pochi spiccioli. Esistono sentenze che confermano quanto affermiamo.
Nessun danno al tessuto economico, nessuna concorrenza sleale, nessun pericolo per la salute, dunque, ma solo fastidio mal represso per chi arrotonda i magri stipendi da operaio, da lavapiatti, da badante e che il più delle volte spariscono nelle tasche di affittacamere avidi, dimentichi spesso delle loro stesse origini di migranti.
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