7 aprile 2006
Devo sinceramente dire che avevo sperato che ormai la discussione sulla famigerata petizione dei sindaci fosse stata archiviata.
Non intendo con questo affatto negare la gravità della presa di posizione dei sindaci della nostra provincia tanto da essere stato in dubbio se presentare io stesso un ordine del giorno, una mozione, un documento di condanna di quell'iniziativa e devo dire che mi ha sorpreso non aver immediatamente visto un'iniziativa delle destre sull'argomento.
Ma un atto politico deve avere degli obiettivi chiari e deve essere coerente con i propri intendimenti. Ed esso probabilmente lo è, ma non con quello che si evince, o per lo meno che io evinco, dalla lettura della mozione.
Oggi il documento arriva, a polemiche ormai sopite e nel testo si afferma che "... non si intendono aggiungere elementi di divisione in risposta alle ferite aperte da quell'iniziativa, pertanto si rinuncia a chiedere le dimissioni del vicesindaco".
Ma il solo fatto di aver presentato la mozione è di per sè motivo di riacutizzazione delle polemiche.
La gravità di quella iniziativa non è in discussione, ma non è immediatamente intelligibile quali siano le finalità che ci si propongono con la presentazione della mozione e soprattutto cosa si intenda con "un'iniziativa della Giunta che evidenzi la propria estraneità alla citata sottoscrizione".
Il sindaco aveva infatti già dissociato la sua posizione e quella della Giunta all'indomani della notizia.
Insomma l'apparente moderazione nei toni e nella forma è contraddetta, ci pare, dalla presentazione stessa del documento.
Ma veniamo alla sostanza, all'oggetto della discussione.
Gli Schützen chiedono che nella costituzione austriaca venga riaffermato il diritto all'autodeterminazione del Sudtirolo.
L'SVP nella persona dei suoi massimi dirigenti aderiscono e fanno sottoscrivere tutti o quasi i sindaci e vicesindaci dell'Altoadige pur sapendo che il diritto all'autodeterminazione è sancito nei trattati internazionali.
C'è chi, più o meno ingenuamente, firma come amministratore pubblico e chi lo fa come membro di partito.
Questi i fatti.
La gravità di quanto avvenuto sta nell'aver sposato le tesi dell'ala più oltranzista del mondo di lingua tedesca, probabilmente senza che ci si rendesse conto, da parte di molti firmatari, del significato e delle motivazioni che avevano indotto a tale atto.
Ma esiste oggi la possibilità di un'autodeterminazione nel quadro di un Europa senza confini?
Credo che la risposta sia inequivocabilmente no.
Quali sono dunque le ragioni di un'iniziativa che gettando benzina sul fuoco rinfocolava sopiti sentimenti nazionalistici e prefigurava momenti di tensione che speravamo aver definitivamente accantonato?
Molti commentatori avanzano l'ipotesi che l'SVP abbia dovuto saldare il debito con la destra di lingua tedesca per non essersi presentata alle elezioni comunali di Bolzano del novembre 2005 consentendo la vittoria del Sindaco Spagnolli.
Noi riteniamo però che le ragioni debbano essere più profonde se si è rischiato di mettere in discussione l'alleanza con il centrosinistra e di pregiudicare l'elezione del Senatore Peterlini nella Bassa Atesina e della cui importanza forse solo oggi ci rendiamo perfettamente conto.
Il partito di raccolta di lingua tedesca può essere criticato in mille maniere, ma certo non si può negare che sia strutturato sul territorio e che sia in grado di cogliere immediatamente gli umori che si agitano nella sua base. Vi sono poi al suo interno forme di democrazia diretta che fanno affiorare immediatamente malumori, risentimenti, divergenze di interessi.
E quello che appare sempre più evidente negli ultimi tempi, e di questo il partito di raccolta non può non averne avuto sentore, è la difficoltà a mantenere compatto il proprio elettorato.
Esso infatti incomincia ad orientare il proprio voto sulla base degli interessi economici immediati e così assistiamo sempre più spesso a travasi di voti verso altre forze politiche, anche italiane, che però danno maggiore assicurazione di garantire la qualità della vita o il mantenimento di privilegi economici o del proprio status sociale. Così succede che si scelgano gli ambientalisti in Val d'Isarco o forze della destra economica in Val Badia e Gardena, ricalcando un fenomeno che fino ad ora ha interessato per lo più l'elettorato italiano, il quale non disdegna di votare SVP quando ritiene che i suoi interessi siano così meglio rappresentati.
In altre parole oggi la SVP appare in difficoltà con la sua base che sempre più spesso non tollera le imposizioni che vengono ad esempio dalla provincia e, a questo proposito, l'incontro con l'assessore Widmann sulla questione del Centro guida sicura ne è stato un esempio lampante: italiani e tedeschi, in quanto abitanti del medesimo territorio, compatti contro l'imposizione della provincia.
Per evitare questa saldatura e le contestazioni al suo modo di operare, il partito di raccolta, al fine di ricompattare la sua base, ha dunque tentato la carta del nazionalismo.
Non si pensa certo a quella che il prof. Palermo definisce l'autodeterminazione esterna, ma il richiamarla serve a spostare l'attenzione dal problema reale della gestione di questa autonomia che è contro le autonomie locali e pertanto contro italiani e tedeschi, per concentrarsi su un presunto pericolo vicino o lontano per la sopravvivenza del gruppo tedesco ("Se la destra vuole levarci l'autonomia..." - aveva dichiarato Durnwalder).
Dunque, se questa nostra analisi è giusta, la petizione appare ed è strumentale e serve a ricompattare il voto degli elettori di lingua tedesca sempre più insofferenti alle imposizioni delle autorità provinciali o sempre più propensi a scegliere sulla base dei propri interessi materiali - una volta si sarebbe detto di classe- e, per ottenere questo, non ci si cura di mettere in difficoltà i propri alleati e si usano toponomastica e autodeterminazione come clavi.
A questo gioco non si sono sottratti i sindaci e nemmeno il nostro vicesindaco e a nulla vale anche secondo noi la distinzione, il cavillo, che non avrebbe firmato su carta intestata del comune e solo come Obmann SVP.
E' del tutto evidente, infatti, che le firme di 100 cittadini qualunque non avrebbero avuto lo stesso impatto e lo stesso significato.
Invece di arrampicarsi sugli specchi avremmo sentito anche noi volentieri un'ammissione di ingenuità e delle scuse per un passo avventato di cui forse non si aveva piena coscienza.
Abbiamo detto che ci riesce difficile comprendere le motivazioni che hanno portato alla presentazione della mozione con mesi di ritardo e le finalità che si intendono raggiungere, ma vogliamo aggiungere un'altra motivazione.
Ogni giorno, per cinque anni, la destra ha convissuto con chi ha fatto della secessione un'arma di ricatto di cui servirsi ogni qualvolta faceva comodo. Le invettive contro Roma ladrona o il grido "secessione-secessione" non hanno fatto sobbalzare nessuno sulla sedia, nè si sono presentati ordini del giorno o mozioni di condanna degli alleati "padani", ma si è continuato ad andare a braccetto con chi quelle frasi le aveva pronunciate tanto a Bolzano, quanto nel resto d'Italia.
Diventa dunque difficile credere allo sdegno provocato sia dalla petizione dei sindaci che dalle dichiarazioni improvvide del Sindaco di Bolzano.
Se le considerazioni espresse nella mozione si inseriscono dunque in questo quadro riesce ancora più difficile condividerle perchè l'analisi della situazione che noi facciamo è diversa, come divergono le prospettive che auspichiamo per il futuro di questa terra e pertanto, pur condannando l'iniziativa della SVP e la leggerezza con cui il nostro Vicesindaco ha apposto la sua firma, voteremo contro la mozione presentata dalle destre.
Mozione delle destre e petizione dei sindaci
Rifondazione Comunista - Laives
Devo sinceramente dire che avevo sperato che ormai la discussione sulla famigerata petizione dei sindaci fosse stata archiviata.
Non intendo con questo affatto negare la gravità della presa di posizione dei sindaci della nostra provincia tanto da essere stato in dubbio se presentare io stesso un ordine del giorno, una mozione, un documento di condanna di quell'iniziativa e devo dire che mi ha sorpreso non aver immediatamente visto un'iniziativa delle destre sull'argomento.
Ma un atto politico deve avere degli obiettivi chiari e deve essere coerente con i propri intendimenti. Ed esso probabilmente lo è, ma non con quello che si evince, o per lo meno che io evinco, dalla lettura della mozione.
Oggi il documento arriva, a polemiche ormai sopite e nel testo si afferma che "... non si intendono aggiungere elementi di divisione in risposta alle ferite aperte da quell'iniziativa, pertanto si rinuncia a chiedere le dimissioni del vicesindaco".
Ma il solo fatto di aver presentato la mozione è di per sè motivo di riacutizzazione delle polemiche.
La gravità di quella iniziativa non è in discussione, ma non è immediatamente intelligibile quali siano le finalità che ci si propongono con la presentazione della mozione e soprattutto cosa si intenda con "un'iniziativa della Giunta che evidenzi la propria estraneità alla citata sottoscrizione".
Il sindaco aveva infatti già dissociato la sua posizione e quella della Giunta all'indomani della notizia.
Insomma l'apparente moderazione nei toni e nella forma è contraddetta, ci pare, dalla presentazione stessa del documento.
Ma veniamo alla sostanza, all'oggetto della discussione.
Gli Schützen chiedono che nella costituzione austriaca venga riaffermato il diritto all'autodeterminazione del Sudtirolo.
L'SVP nella persona dei suoi massimi dirigenti aderiscono e fanno sottoscrivere tutti o quasi i sindaci e vicesindaci dell'Altoadige pur sapendo che il diritto all'autodeterminazione è sancito nei trattati internazionali.
C'è chi, più o meno ingenuamente, firma come amministratore pubblico e chi lo fa come membro di partito.
Questi i fatti.
La gravità di quanto avvenuto sta nell'aver sposato le tesi dell'ala più oltranzista del mondo di lingua tedesca, probabilmente senza che ci si rendesse conto, da parte di molti firmatari, del significato e delle motivazioni che avevano indotto a tale atto.
Ma esiste oggi la possibilità di un'autodeterminazione nel quadro di un Europa senza confini?
Credo che la risposta sia inequivocabilmente no.
Quali sono dunque le ragioni di un'iniziativa che gettando benzina sul fuoco rinfocolava sopiti sentimenti nazionalistici e prefigurava momenti di tensione che speravamo aver definitivamente accantonato?
Molti commentatori avanzano l'ipotesi che l'SVP abbia dovuto saldare il debito con la destra di lingua tedesca per non essersi presentata alle elezioni comunali di Bolzano del novembre 2005 consentendo la vittoria del Sindaco Spagnolli.
Noi riteniamo però che le ragioni debbano essere più profonde se si è rischiato di mettere in discussione l'alleanza con il centrosinistra e di pregiudicare l'elezione del Senatore Peterlini nella Bassa Atesina e della cui importanza forse solo oggi ci rendiamo perfettamente conto.
Il partito di raccolta di lingua tedesca può essere criticato in mille maniere, ma certo non si può negare che sia strutturato sul territorio e che sia in grado di cogliere immediatamente gli umori che si agitano nella sua base. Vi sono poi al suo interno forme di democrazia diretta che fanno affiorare immediatamente malumori, risentimenti, divergenze di interessi.
E quello che appare sempre più evidente negli ultimi tempi, e di questo il partito di raccolta non può non averne avuto sentore, è la difficoltà a mantenere compatto il proprio elettorato.
Esso infatti incomincia ad orientare il proprio voto sulla base degli interessi economici immediati e così assistiamo sempre più spesso a travasi di voti verso altre forze politiche, anche italiane, che però danno maggiore assicurazione di garantire la qualità della vita o il mantenimento di privilegi economici o del proprio status sociale. Così succede che si scelgano gli ambientalisti in Val d'Isarco o forze della destra economica in Val Badia e Gardena, ricalcando un fenomeno che fino ad ora ha interessato per lo più l'elettorato italiano, il quale non disdegna di votare SVP quando ritiene che i suoi interessi siano così meglio rappresentati.
In altre parole oggi la SVP appare in difficoltà con la sua base che sempre più spesso non tollera le imposizioni che vengono ad esempio dalla provincia e, a questo proposito, l'incontro con l'assessore Widmann sulla questione del Centro guida sicura ne è stato un esempio lampante: italiani e tedeschi, in quanto abitanti del medesimo territorio, compatti contro l'imposizione della provincia.
Per evitare questa saldatura e le contestazioni al suo modo di operare, il partito di raccolta, al fine di ricompattare la sua base, ha dunque tentato la carta del nazionalismo.
Non si pensa certo a quella che il prof. Palermo definisce l'autodeterminazione esterna, ma il richiamarla serve a spostare l'attenzione dal problema reale della gestione di questa autonomia che è contro le autonomie locali e pertanto contro italiani e tedeschi, per concentrarsi su un presunto pericolo vicino o lontano per la sopravvivenza del gruppo tedesco ("Se la destra vuole levarci l'autonomia..." - aveva dichiarato Durnwalder).
Dunque, se questa nostra analisi è giusta, la petizione appare ed è strumentale e serve a ricompattare il voto degli elettori di lingua tedesca sempre più insofferenti alle imposizioni delle autorità provinciali o sempre più propensi a scegliere sulla base dei propri interessi materiali - una volta si sarebbe detto di classe- e, per ottenere questo, non ci si cura di mettere in difficoltà i propri alleati e si usano toponomastica e autodeterminazione come clavi.
A questo gioco non si sono sottratti i sindaci e nemmeno il nostro vicesindaco e a nulla vale anche secondo noi la distinzione, il cavillo, che non avrebbe firmato su carta intestata del comune e solo come Obmann SVP.
E' del tutto evidente, infatti, che le firme di 100 cittadini qualunque non avrebbero avuto lo stesso impatto e lo stesso significato.
Invece di arrampicarsi sugli specchi avremmo sentito anche noi volentieri un'ammissione di ingenuità e delle scuse per un passo avventato di cui forse non si aveva piena coscienza.
Abbiamo detto che ci riesce difficile comprendere le motivazioni che hanno portato alla presentazione della mozione con mesi di ritardo e le finalità che si intendono raggiungere, ma vogliamo aggiungere un'altra motivazione.
Ogni giorno, per cinque anni, la destra ha convissuto con chi ha fatto della secessione un'arma di ricatto di cui servirsi ogni qualvolta faceva comodo. Le invettive contro Roma ladrona o il grido "secessione-secessione" non hanno fatto sobbalzare nessuno sulla sedia, nè si sono presentati ordini del giorno o mozioni di condanna degli alleati "padani", ma si è continuato ad andare a braccetto con chi quelle frasi le aveva pronunciate tanto a Bolzano, quanto nel resto d'Italia.
Diventa dunque difficile credere allo sdegno provocato sia dalla petizione dei sindaci che dalle dichiarazioni improvvide del Sindaco di Bolzano.
Se le considerazioni espresse nella mozione si inseriscono dunque in questo quadro riesce ancora più difficile condividerle perchè l'analisi della situazione che noi facciamo è diversa, come divergono le prospettive che auspichiamo per il futuro di questa terra e pertanto, pur condannando l'iniziativa della SVP e la leggerezza con cui il nostro Vicesindaco ha apposto la sua firma, voteremo contro la mozione presentata dalle destre.
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