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domenica 3 febbraio 2008

20 settembre 2005

Esito consultazione Seeber



di Rosario Grasso



Rifondazione Comunista ritiene inaccettabile la situazione che si sta vivendo alla Seeber.



Siamo di fronte ad una azienda in salute, che attacca i diritti dei lavoratori al solo fine di aumentare i margini di profitto.



La crisi internazionale del mercato dell'auto richiede sicuramente più competitività da parte di tutto l'indotto, e quindi anche da parte della Seeber quale grande ditta fornitrice del settore.

L'aumento di competitività non può però passare come al solito attraverso la riduzione del costo del lavoro e imponendo sempre più flessibilità sugli orari, sulle prestazioni, sui diritti, come vogliono la Confindustria e il governo con tutta la sua legislazione.



La miscela formata da una parte, dalla riduzione dello stipendio e dall'altra dal peggioramento delle condizioni lavorative e dall'aumento dell'incertezza per il futuro del proprio posto di lavoro, non può che acuire il malessere e la sfiducia dei lavoratori e non aiuta un'azienda che vuole crescere in un mercato dove la concorrenza è spietata.



L'esito stesso della consultazione tra i lavoratori della Seeber ne è una chiara riprova: il 72%, cioè un'ampia maggioranza, si è sottratta al ricatto dell'azienda rendendo evidente questo malessere.

Forse a qualche sindacalista il termine "ricatto" non piace, ma quando l'unica alternativa è a quale albero impiccarsi è difficile trovare un termine più pertinente e la maggioranza delle persone si sottrae alla scelta.



Questo è ciò che è accaduto alla Seeber: tra ridurre la quattordicesima ed intaccare il contratto nazionale, i lavoratori hanno disertato le urne, si sono astenuti o hanno annullato la scheda.



Tra i due mali, poi, meno di un terzo dei lavoratori ha accettato quella che a prima vista sembra la scelta meno dolorosa, ma che in prospettiva apre la strada alla messa in discussione di altri diritti.



CISL e UIL, che a livello nazionale ad analoga richiesta della confindustria avevano risposto picche insieme alla CGIL, a Laives si fanno promotori di un accordo che costituisce un pericoloso precedente e bene ha fatto la Cgil locale ad opporsi e ad indicare la ricerca di strade alternative.



In quanto poi al possibile recupero di quanto indebitamente sottratto su salari non certo da nababbi non vorremmo che si ripetesse la politica dei due tempi in cui l'unica cosa certa e permanente sono stati i sacrifici dei lavoratori.

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