| Gli esercenti: in città ci sono troppi bar. I consumatori lanciano lo «sciopero dell’espresso» |
| Mister Prezzi: la tazzina a meno di un euro non si trova più |
| BOLZANO. I bolzanini, a dire il vero, se n’erano accorti da tempo: ora però arriva anche la certificazione di Mister Prezzi. La tazzina di caffè al banco del bar ha sfondato il tetto dell’euro, e ormai non c’è più locale pubblico dove costi meno. Magari qualche singola eccezione è rimasta, ma dalle rilevazioni del ministero dello Sviluppo economico non risulta: il prezzo minimo dell’espresso al bar a Bolzano è di 1 euro, quello medio ha toccato quota 1,01 euro. E il prezzo massimo secondo Mister Prezzi è di 1,10 euro, segno che i “controllori” del ministero si sono persi - oltre che qualche locale a basso costo - anche qualche altro bar dove l’espresso è già arrivato a 1,15 o addirittura 1,20 euro. Stessa storia per il cappuccino: minimo minimo lo si paga 1,30 euro, ma se va male si arriva a 1,60; in media il costo è di 1,42 centesimi e anche in questo caso è il più caro d’Italia. Qualche raffronto: il caffè espresso a Trento costa in media 90 centesimi, a Verona pure, a Milano 82, a Roma 75 e a Trieste 89. Per il cappuccino invece si spendono 1,26 euro a Trento, 1,30 a Verona e a Trieste, 1,21 a Milano e 96 centesimi a Roma. Secondo Mister Prezzi, le differenze tra Bolzano e le altre città superano il 10%. «Ma il vero scandalo - attacca il presidente di Altroconsumo Marino Melissano - è il ricarico: sul caffè è pari al 350-400%, e questo perché a Bolzano c’è il cartello del caffè. La scusa degli affitti più alti d’Italia non regge più, una differenza minima ci può stare, ma non questi ricarichi assurdi. Per non parlare del bicchiere di acqua minerale, che nei bar si paga 60-65 centesimi quando una bottiglia da un litro e mezzo ne costa appena 20. In queso caso il ricarico è del 2.500%. C’è una sola soluzione: il caffè e l’acqua minerale beviamoceli a casa o in ufficio. Sarà dura, abituati come siamo all’espresso al bar, ma solo se crollano le vendite c’è la speranza di far abbassare anche i prezzi». Un’azione che secondo gli esercenti avrebbe poco successo. Per Dado Duzzi, vicepresidente dell’Unione commercio, la colpa del caro-caffè va ricercata nella liberalizzazione selvaggia degli esercizi pubblici: «In tutta Italia le Province si sono date una regolamentazione, solo a Bolzano chiunque può aprire un bar. Certo che se anche nelle zone periferiche troviamo un bar accanto all’altro, allora è difficile far quadrare i conti. In più la liberalizzazione altoatesina ha abolito anche i requisiti professionali per i baristi, altro elemento che va a discapito del rapporto qualità-prezzo, che però - ricordiamolo - riferito agli alberghi in Alto Adige è il migliore d’Italia». Anche Mirco Benetello, segretario dell’Udibar in seno a Confesercenti, è d’accordo: «La proliferazione di esercizi pubblici è un problema. Però va anche detto che il prezzo del caffè si sta livellando: ormai costa un euro praticamente ovunque, soprattutto se ci limitiamo alle città del nord Italia». |
domenica 5 ottobre 2008
Caro-caffè, Bolzano resta prima
ALTO ADIGE - DOMENICA, 05 OTTOBRE 2008
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