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martedì 13 gennaio 2009

Reperti romani e oggetti medievali sotto la Turnhaus

ALTO ADIGE - MARTEDÌ, 13 GENNAIO 2009





















 
Alberti: «In questa zona le tracce più antiche degli abitanti di Laives»
 
BRUNO CANALI




 LAIVES. Con l’avvio delle demolizioni presso il vecchio complesso della Turnhaus di via Noldin, emergono le prime sorprese: l’archeologo Alberto Alberti ha recuperato una serie di reperti che confermano come quell’area sia tra le più anticamente abitate della città.

 In particolare, spiega Alberti, «ho trovato resti di tegoloni di epoca romana, della stessa tipologia di quelli già recuperati negli anni scorsi». La Turnhaus, prosegue l’archeologo, si trova «a poche centinaia di metri dal luogo dove venne individuato un pozzo romano e poi alcune capanne retiche risalenti all’età del ferro, un millennio avanti Cristo. I resti di tegoloni presso il cantiere della Turnhaus erano appena sotto il suolo, insieme a qualche oggetto medievale, e questo potrebbe significare che sono serviti ad esempio per riempire qualche scavo di allora, come succedeva con i resti di capanne retiche oppure che si sia in presenza di qualche tomba del tipo a Cappuccina».

 Su uno dei frammenti recuperati da Alberti presso la Turnhaus si legge ancora una sigla che probabilmente è il «timbro» della fornace che li ha fabbricati. «Si tratta di alcune lettere che potrebbero appartenere al nome “Crizia Caius Rutilius” - dice Alberti - e in seguito effettueremo indagini più approfondite; quello che è certo è che si tratta dello stesso materiale già recuperato negli anni scorsi in altri siti della città».

 Alberto Alberti a tale proposito ricorda l’esistenza di alcune leggende, come quella che vorrebbe un cimitero proprio in quest’area oppure i resti di un campanile che spuntavano dal fondo di una cantina presso la «vecchia posta» di fronte alla Turnhaus. «Siamo sicuramente nel centro di quella che fu la Laives più antica - conclude Alberti -, all’incrocio tra via Noldin e via Damiano Chiesa». Intanto i lavori nel cantiere proseguono per preparare l’area dove poi l’Ipes costruirà una cinquantina di nuovi appartamenti. I ritrovamenti non pregiudicano per adesso il proseguimento dei lavori.






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