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mercoledì 14 gennaio 2009

POESIA E IMPEGNO CIVILE














  SE MI CHIEDETE                                 


Se mi chiedete

Di dare la caccia a un ragazzo

A 150 metri di distanza

Con un fucile a cannocchiale,

Se mi chiedete di sedermi in un tank e

Dalle altezze della moralita' ebraica,

Fare penetrare un obice

Nella finestra di una casa,

Mi togliero' gli occhiali

E borbottero' cortesemente:

'No, signori!

Rifiuto di spogliarmi

Per sguazzare con voi

In un bagno di sangue'.

Se mi chiedete

Di tendere le orecchie

Perche' voi ci caghiate dentro,

Scusandomi, diro':

'no, grazie!

Le vostre parole puzzano,

Preferisco sedermi

Sull'asse del mio cesso!'

Meglio dunque che la smettiate,

Perche' se vi ostinate,

Se continuate a insistere

Che io mi unisca alla vostra muta,

Per grugnire insieme,

Perche' insieme ci rotoliamo

E ci facciamo tutti crescere addosso

Setole di porco,

E insieme affondiamo

Le nostre narici di lupi

Nella carne cruda,

Perdero' la pazienza

E rispondero' con fermezza:

'Signor Primo Ministro,

Onorevole Generale,

Sua Eccellenza Deputato..

Sua Santita' il Rabbino,

Baciatemi il culo!'



                             Aaron Shabtai



A un pilota




Pilota, la prossima volta



che voli sopra Jenin



con il tuo elicottero,



ricordati dei bambini,



ricordati delle vecchiette



che stanno dentro le case



che bombarderai.



Spalma sui tuoi missili



uno strato di cioccolata,



e sforzati di fare centro.



Così che abbiano almeno



un ricordo dolce,



quando i muri crolleranno.





                 Aaron Shabtai



(Traduzione: Davide Mano)








Aaron Shabtai, tra i massimi

poeti israeliani

contemporanei,

da tempo denuncia la

deriva reazionaria dei suoi

connazionali






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