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martedì 4 novembre 2008

Il «tesoretto» dell’A22 non sarà per il Brennero

ALTO ADIGE - MARTEDÌ, 04 NOVEMBRE 2008



























 
di Orfeo Donatini
 
Gli accantonamenti previsti per finanziare l’Eurotunnel potrebbero ridursi del 50%
 
Il fondo speciale ha raggiunto quota 357 milioni, ma c’è chi vuole destinarne la metà per infrastrutture a sud Il nuovo Cda dovrebbe passare da 24 a soli 7 componenti


 BOLZANO. Addio fondi accantonati per il tunnel del Brennero da parte della società dell’A22 in base alla Finanziaria dell’allora governo Prodi del 1997 e che a fine concessione avrebbe dovuto consentire l’ingresso di A22 nella società dell’Eurotunnel con un capitale di 550 milioni di euro: oggi dopo l’ultimo accantonamento di 27,5 milioni di euro nel bilancio 2007 il fondo ha raggiunto la quota di 357.126.639 euro.

 L’orientamento dell’ex presidente della società dell’ Autostrada del Brennero Silvano Grisenti infatti è stato quello di utilizzare quei soldi sempre evidentemente per strutture ferroviarie - impossibile del resto destinarli ad altri fini visto che tale previsione è stata fissata per legge - ma in favore di infrastrutture sul territorio e non per l’opera ferroviaria del millennio. In questo discostandosi ancora una volta dalle strategie elaborate dalla vecchia gestione del presidente Ferdinand Willeit che proprio nel ruolo dell’A22, e quindi degli enti territoriali locali, all’interno di quel progetto europeo aveva scommesso molto. Ora invece - in base alla filosofia per la quale alle ferrovie deve pensare lo Stato - per l’Eurotunnel si ipotizza di destinare solo il 50% di quei fondi per “girare” invece la rimanente parte ad opere ferroviarie locali fra le quali soprattutto l’interramento dei binari a Trento e il nuovo quadrante di Verona, per finire con la circonvallazione di Bolzano.

 Insomma due visioni strategiche divergenti che portano A22 ora a guardare a Sud più che a Nord ed all’Europa e confermano soprattutto la forza del patto fra gli azionisti trentini e veronesi che a suo tempo aveva portato all’elezione di Grisenti alla presidenza dell’A22 con una progressiva marginalizzazione del ruolo di Bolzano. Ed anche sulle prospettive del megascalo intermodale di Isola della Scala le scelte sono tali da premiare dinamiche economiche veronesi più che le esigenze strategiche delle società ferroviarie private delle quali, da STR a RTC, l’Autobrennero è azionista di riferimento.

 Marginalizzazione del socio altoatesino confermata per altro anche da altre due scelte “pesanti”:

 - il mancato interessamento da parte della Regione e degli azionisti di Trento e Bolzano per l’acquisizione della quota del capitale sociale di A22 (pari al 5,51%) messa in vendita da Autostrade per l’Italia e finita al Cis di Verona, con segretissimo patto di sindacato che vincola la quota per almeno tre anni alle scelte di Trento;

 - la scelta effettuata dall’ultimo consiglio di amministrazione di aderire al sostegno economico del prolungamento di 53 Km della Cispadana da Ferrara a Porto Garibaldi, adeguando l’esistente superstrada, che peserà sulle casse della società per altre decine di milioni di euro che andranno ad aggiungersi all’investimento già in cantiere per la tratta Reggiolo-Rolo/Ferrara - in tutto 67 Km ad un costo di circa 1.100 milioni di euro - con l’Ati, associazione temporanea di imprese che si è aggiudicata l’appalto della Regione Emilia Romagna nel luglio 2007 e capitanata dall’Autobrennero (con il 51% del capitale) e composta anche dalle imprese Coop7, Pizzarotti, Collini, Mazzi, Wippthaler e Oberosler.

 Rispetto a quest’ultimo progetto per altro si ricorderà che nell’autunno 2006 l’allora presidente Willeit finì in minoranza al termine di un durissimo scontro con il presidente della Canmera di commercio trentina Adriano Dalpez che difendeva la linea del governatore Dellai favorevole all’alleanza con Verona e Bologna per la Cispadana.

 A questo punto il destino di A22 è legato all’esito delle elezioni provinciali di Trento in calendario domenica prossima: vuoi per la possibilità/necessità di azzerare il consiglio di amministrazione in carica riducendolo, come imporrebbe la legge Bersani, a 7 membri rispetto agli attuali 24; vuoi per la sola nomina del nuovo presidente; vuoi per i nuovi equilibri in giunta regionale che resta pur sempre l’azionista di riferimento di A22 con il suo 32,28% del capitale (quota necessariamente unitaria e difficilmente divisibile fra Trento e Bolzano).

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