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lunedì 4 febbraio 2008

13 febbraio 2007

Mozione: al Sindaco e all'Assessore competente



con la cittadinanza sul tema: "Ampliamento dell'aeroporto di San Giacomo"




L'attuale maggioranza, sia nei programmi elettorali che nelle dichiarazioni programmatiche, ha sempre puntato decisamente ad instaurare un rapporto nuovo con i propri amministrati, tanto che nel programma di Giunta si può leggere: "Il prossimo quinquennio amministrativo deve garantire un vero e proprio salto di qualità nei rapporti tra amministrazione pubblica e cittadini. E' fondamentale, allora, creare le condizioni perchè tutti i cittadini possano partecipare concretamente all'attività politico-amministrativa e sociale della nostra comunità, in modo da far rinascere la fiducia verso l'istituzione comunale".

Tenuto conto che:


  1. relativamente ad una grande opera come l'ampliamento dell'aeroporto di S.Giacomo l'amministrazione comunale non ha ancora informato ufficialmente la popolazione sulle conseguenze per il nostro territorio di tale intervento;

  2. un ulteriore ampliamento della struttura aeroportuale di S.Giacomo andrebbe ad aggravare una situazione ambientale già profondamente compromessa;

  3. tutti i medici di base del Comune di Laives hanno espresso forti preoccupazioni per le ripercussioni sulla salute dei cittadini qualora dovessero aumentare il numero dei voli sul nostro territorio;

  4. l'amministrazione comunale è coinvolta attivamente negli incontri di mediazione del dott. G. Falk;


tutto ciò premesso:




  • il consiglio comunale impegna il Sindaco e l'Assessore competente ad organizzare uno o più incontri sul territorio comunale entro la conclusione della mediazione, in modo da informare, sensibilizzare e coinvolgere la popolazione locale sulla questione dell'ampliamento dell'aeroporto di S.Giacomo.


Si richiede cortesemente risposta scritta.



Rosario Grasso, Consigliere comunale
10 gennaio 2007

Mozione: al Sindaco e all'Assessore competente



Indirizzo e-mail per i consiglieri




Tenuto conto che:


  1. i cittadini hanno il diritto di poter interloquire con i consiglieri eletti per chiedere informazioni, fare proposte, avanzare critiche, ecc;


il sottoscritto consigliere comunale chiede:




  • di assegnare ad ogni consigliere un indirizzo e-mail con dominio "comune.laives.bz.it" alla stregua di quelli degli assessori e dei funzionari dei vari uffici comunali e a darne la dovuta pubblicità sul sito del Comune e attraverso la stampa ed il bollettino comunale.


Si richiede cortesemente risposta scritta.



Rosario Grasso, Consigliere comunale

domenica 3 febbraio 2008

19 febbraio 2006

Autonomia: disagio degli italiani e petizione dei sindaci



Rifondazione Comunista - Laives



La sinistra da anni non si confronta laicamente con il problema dell'autonomia e della sua gestione e perciò è in forte ritardo, balbetta frenata da posizioni ideologiche mentre ha rinunciato da tempo a quella che dovrebbe essere la sua forza e cioè l'analisi concreta della realtà.



La parola inchiesta è stata espunta dal suo vocabolario ormai da decenni.



Non si pone più attenzione ai mutamenti concreti interni alla società indotti da fattori giuridici (l'autonomia, il pacchetto) ed economici (il liberismo) e non è in grado più di capire ciò che accade, non sa darsi una spiegazione ed è sempre in perenne ritardo, mentre la sua base si sposta a destra.



Nemmeno i sonori avvertimenti arrivati nelle ultime elezioni comunali riescono a farla uscire dal torpore in cui è sprofondata, intenta com'è ad assicurarsi ora un posticino di sottogoverno, ora un assessorato, ora una diaria di cinque anni a Roma.





In questi giorni la petizione dei sindaci è entrata prepotentemente nel dibattito politico intrecciandosi strettamente con il tema della gestione dell'autonomia e del cosiddetto "disagio degli italiani".



Esiste il disagio degli italiani? O meglio: esiste un disagio specifico degli italiani che vivono nei quartieri di Bolzano? E cosa intendiamo con il termine disagio? E' qualcosa di peculiare che investe il gruppo italiano qui a Bolzano o è parte di un fenomeno più generalizzato che, a seconda di dove si manifesta, prende il nome di problema delle periferie, delle banlieau. Ma che qui da noi si colora di scontro etnico? E' lo stesso fenomeno che si manifesta a Roma, Milano, Torino, piuttosto che a Parigi o Londra, o è qualcosa che ha le sue radici a Bolzano e non è paragonabile a null'altro?



Negli anni '80 una studiosa trentina aveva coniato il concetto di "sentimento di privazione relativa".

Ci si riferisce alla sensazione che, a seconda del periodo storico, si ha di essere svantaggiati rispetto all'altro gruppo linguistico, in merito all'accesso ai posti pubblici e più in generale alle risorse di questa provincia. (Non è un analisi materialista, ma evidenzia come fattori sovrastrutturali incidano sui processi reali).

Per anni è stato questo il sentimento che ha animato gran parte della popolazione di lingua tedesca. A partire dagli anni '80, invece ha interessato maggiormente la parte di lingua italiana.

Non si tratta e non si è trattato spesso di una condizione materiale svantaggiata, in assoluto o in confronto ad altre parti dell'Italia, o non solo di quello, ma della sensazione di essere in qualche modo discriminati rispetto all'altro gruppo linguistico.

Non è che si stia male, ma si sta meno bene dell'altro gruppo che viene visto come termine di paragone e come competitore nella distribuzione della ricchezza.



Ora negli ultimi anni la situazione è cambiata e si tratta di capire:

  1. se qui da noi si stia oggettivamente male, peggio che nel resto d'Italia, o ha ragione chi sostiene che i benefici dell'autonomia, anche se in modo diseguale, ricadono su tutti i gruppi linguistici, anche sui lavoratori di recente immigrazione attirati da un welfare superiore spesso a quello delle altre province;

  2. se la crisi che ha colpito la parte più debole della società italiana, provocando un impoverimento generale e dovuta alle politiche liberiste portate avanti negli ultimi anni, abbia colpito anche qui da noi ed in egual misura i due gruppi linguistici, il centro e la periferia, o se siano in atto processi indipendenti da quelli nazionali e dovuti alle politiche provinciali e quanto essi abbiano inciso;

  3. quali siano i processi reali che si sono dispiegati negli anni e quali effetti abbiano prodotto e su quali fasce della popolazione. Quali mutamenti abbiano indotto nelle condizioni di vita reale delle popolazioni, quali gruppi sociali, economici, linguistici siano stati interessati;

  4. infine, se il disagio esiste, si tratta di capire perchè si manifesti in forme acute nei quartieri di Bolzano e non a Laives, dove la composizione sociale della popolazione è simile, e se vi siano fattori strutturali o sovrastrutturali che abbiano inciso in maniera diversa.


La destra ha fatto una sua analisi e ha dato una sua risposta.

In buona sostanza vede nella gestione di questa autonomia e nelle politiche della SVP la causa della crisi e non considera assolutamente fattori esterni come ad esempio gli effetti delle politiche liberiste.

Gli italiani sono coloro che essenzialmente vengono colpiti e lo si sostiene, ad esempio, denunciando il calo della popolazione, la diminuzione delle iscrizioni nelle scuole, ecc e si propone la loro difesa attraverso la difesa della proporzionale o dando maggiori poteri ai comuni a maggioranza italiana.



La sinistra invece su queste tematiche è impreparata, non ha una sua analisi e una sua proposta e oscilla tra il minimizzare o negare processi reali ai quali non sa dare risposta perchè culturalmente disarmata, e rincorrere la destra sul suo stesso terreno, quello della contrapposizione nazionalista.



D'altra parte come si fa a capire se esiste un disagio dei quartieri se ormai da decenni si sono abbandonate le periferie? Vi è un distacco fisico, evidente, palpabile da quella che una volta era la propria base sociale. Le sedi dei partiti sono ormai tutte nel centro cittadino, nella cittadella del potere economico e politico.

E' evidente questa dicotomia anche se la situazione è più articolata e sacche di ricchezza e povertà sono riconoscibili in entrambe le città senza che venga messa in discussione però questa immagine forte.

Non si è più in grado insomma, di cogliere la condizione reale, materiale degli uomini e delle donne, dei lavoratori di nuova e vecchia immigrazione e diventa quindi difficile comprendere se esista una situazione di sofferenza degli abitanti dei quartieri se non si parte dalla condizione reale, dal vissuto, dallo sfruttamento, dalla difficoltà di tirare avanti e di arrivare alla fine del mese di larga parte di quella popolazione.



Su queste tematiche è necessario riflettere senza paraocchi ideologici ed evitando contrapposizioni nazionalistiche sterili e pericolose, senza scendere insomma sul piano provocatorio delle destre.



E qui risiede l'errore più grave dell'SVP che sposando l'iniziativa degli Schützen ci ha fatto tornare indietro di decenni.



Nessuno nega diritti inviolabili, ma richiamarli ora e sulla base di una petizione della parte più retriva del mondo di lingua tedesca, vuol dire o essere apprendisti stregoni e giocare con il fuoco o non rendersi conto di quello che è il messaggio che viene lanciato all'una e all'altra parte.

Se a questo poi aggiungiamo le dichiarazioni arroganti di Peterlini e di Durnwalder sulla questione del seggio senatoriale, nel completo disprezzo di quegli elettori di lingua italiana o tedesca che non si riconoscono nella SVP, questa sensazione viene ancor più aumentata.



"I tedeschi non voterebbero mai per un italiano..., noi le primarie le abbiamo già fatte..., noi abbiamo fatto eleggere Spagnolli e voi siete in debito con noi...".



Ma perchè l'SVP si comporta così? Possibile che sia così ingenua? Che non si renda conto delle conseguenze?



La sensazione di molti è che abbia dovuto saldare il debito con la destra di lingua tedesca per non essersi presentata alle elezioni di Bolzano.



Certo, c'è anche questo, ma è più facile che oggi la SVP sia in difficoltà con la sua base che sempre più spesso non tollera le imposizioni della provincia e, a questo proposito, l'incontro con l'assessore Widmann sulla questione del centro guida sicura ne è stato un esempio lampante: italiani e tedeschi, in quanto abitanti del medesimo territorio, compatti contro l'imposizione della provincia.

Per evitare questa saldatura e le contestazioni al suo modo di operare, il partito di raccolta, al fine di ricompattare la sua base, tenta la carta del nazionalismo.



Non si pensa certo a quella che il prof. Palermo definisce l'autodeterminazione esterna, ma il richiamarla serve a spostare l'attenzione dal problema reale della gestione di questa autonomia che è contro le autonomie locali e pertanto contro italiani e tedeschi, per concentrarsi su un presunto pericolo vicino o lontano per la sopravvivenza del gruppo tedesco ("Se la destra vuole levarci l'autonomia..." - ha detto Durnwalder).



Dunque la petizione è strumentale e serve a ricompattare la Bassa Atesina sempre più insofferente alle imposizioni delle autorità provinciali e per far questo non ci si cura di mettere in difficoltà i propri alleati e si usano toponomastica e autodeterminazione come clavi.



A questo gioco non si sono sottratti i sindaci e nemmeno il nostro vicesindaco e a nulla vale la distinzione, il cavillo, che non avrebbe firmato su carta intestata del comune e solo come Obmann SVP.

Invece di arrampicarsi sugli specchi avremmo sentito volentieri un'ammissione di ingenuità o delle scuse per un passo avventato di cui non si erano calcolate le conseguenze.



E' del tutto evidente, infatti, che le firme di 100 cittadini qualunque non avrebbero avuto lo stesso impatto e lo stesso significato.



Di fronte a questo il centrodestra non ha perso tempo e grida, non senza ragioni, allo scandalo.



Ogni giorno, però, da cinque anni, la destra convive con chi ha fatto della secessione un'arma di ricatto di cui servirsi ogni qualvolta faccia comodo. Le invettive contro Roma ladrona o il grido "secessione-secessione" non fanno sobbalzare sulla sedia nessuno, ma si continua ad andare a braccetto con chi le ha pronunciate tanto a Bolzano, quanto nel resto d'Italia.



Diventa dunque difficile credere allo sdegno provocato sia dalla petizione dei sindaci che dalle dichiarazioni improvvide del Sindaco di Bolzano.



Se queste considerazioni si inseriscono dunque in questo quadro riesce difficile condividerle perchè l'analisi della situazione che noi facciamo è diversa, come divergono le prospettive che auspichiamo per il futuro di questa terra.
12 novembre 2005

Mozione del centrodestra per ottenere uno "status di specialità" per i comuni superiori ai 15.000 abitanti


Rifondazione Comunista Laives



La mozione presentata dai consiglieri del centro destra allude, almeno formalmente, ad un problema vero e merita dunque di essere presa seriamente in considerazione.

Essa attiene al concetto di autonomia e di partecipazione, al ruolo che sono chiamati a svolgere gli Enti locali, ai modi in cui i cittadini di un determinato territorio possono partecipare alle scelte che li riguardano.



La nostra autonomia è nei fatti basata su un potere pressochè assoluto della provincia che governa al di sopra di tutti mentre i cittadini (italiani, tedeschi, ladini, immigrati) subiscono più che partecipare.

I cittadini in sè, secondo questa visione, non esistono se non come aggregato etnico-linguistico, come entità scollegata dal territorio in cui vivono.

Non è infatti normato il diritto dei mistilingui o degli immigrati: essi hanno diritti solo se si aggregano ad uno dei gruppi riconosciuti, e solo come membri di quel gruppo.

Ciò che viene completamente disconosciuto è il loro ed il nostro diritto come abitanti di un territorio di essere partecipi delle scelte che ci riguardano.



Lo statuto d'autonomia è naturalmente il testo di riferimento da cui partire.

Alla provincia di Bolzano è demandata tutta una serie di competenze e l'articolo 18 dello statuto di autonomia recita: "La Regione esercita normalmente le funzioni amministrative delegandole alle Province, ai Comuni e ad altri Enti locali o valendosi dei loro uffici. (omissis)".



Dunque è previsto dallo stesso statuto che la provincia possa delegare funzioni amministrative ai comuni o ad altri Enti ed è quindi su questa base che, oggi, si possono richiedere certe deleghe pretendendo la piena applicazione dello statuto.

Non è invece prevista dallo statuto la possibilità di uno "status di specialità", e quindi questa è una richiesta improponibile che richiederebbe la modifica dello statuto stesso.

Resta comunque la possibilità di richiedere alla provincia l'attribuzione di determinate competenze amministrative.



Ma per chi? E quali?



Vanno individuati dei criteri con cui redistribuire le prerogative provinciali. La consistenza della popolazione è uno dei criteri, ma non di certo l'unico, ne forse il più appropriato e comunque mai e poi mai l'autonomia deve diventare norma di tutela di un gruppo.

Inoltre noi riteniamo che questa sia materia di discussione ampia e non di artifici propagandistici.



La delicatezza e l'importanza della questione richiede a nostro avviso una discussione molto più approfondita, che coinvolga molti più soggetti e che tenga conto di alcune novità, come la cosiddetta devolution in discussione al parlamento, novità che hanno mutato e mutano il quadro di riferimento in cui ci muoviamo.

Ci riferiamo alla riforma costituzionale del 2001, alla legge Bassanini e alla modifica intervenuta del titolo V della Costituzione.



Solo aprendo un confronto serio con la provincia e con gli altri attori istituzionali si potrà arrivare ad un assetto nuovo, ad un'autonomia allargata che faccia perno sulla partecipazione democratica dal basso, ma a questo fine va sgombrato il campo da tentazioni nazionalistiche.



O la richiesta di diritti è per tutti, al di là del gruppo etnico di appartenenza o non si fa che rinfocolare divisioni e rancori che certamente non porteranno a nulla di buono.



Ma c'è dell'altro.

Ci sono altre considerazioni che ci spingono a diffidare della mozione presentata dai colleghi del centrodestra.

Abbiamo detto che la mozione ci pare un artificio propagandistico, ma di che cosa e a quali fini?

Qual è l'idea che si intende far passare? Qual è il progetto, la concezione di autonomia che ha il centro destra e AN in particolare?

E' a questo quesito che dobbiamo rispondere per poter dare una valutazione corretta della mozione.



Il centro destra, nelle sue varie sfaccettature, si è storicamente presentato come il difensore degli italiani e dell'italianità. Oggi coniuga questo principio, questa sua propensione con una realtà che nel frattempo è mutata.

Ci sbaglieremo, ma a noi sembra che vi sia una presa d'atto, un realismo che porta a fare questo ragionamento: rivendicare l'italianità del Sudtirolo è oggi improponibile specialmente per una forza che prima o poi vuole governare e che perciò deve fare i conti con l'SVP.

Spostiamo dunque la difesa degli italiani in quei centri in cui la loro presenza è ancora consistente o addirittura maggioritaria e rivendichiamo per loro un'autonomia interna all'autonomia provinciale.



Si tratta della creazione di enclaves in cui ognuno si amministra per se senza interferire nelle questioni dell'altro, quasi delle monadi impossibilitate a comunicare con quello che le circonda.

Si tratta di una concezione resistenziale, da ultimo baluardo difensivo di una italianità che nessuno sa esattamente che cosa sia. E' la ripresa del principio del vecchio Benedikter di una convivenza da separati in casa. Nessuno rinuncia al diritto di difendere il proprio gruppo linguistico, ma rinuncia ad un'idea di convivenza alta e altra.



Noi questo non lo accettiamo!

Per noi la convivenza è incontro, mescolanza, crescita comune degli individui che abitano un territorio e l'autonomia non può che essere per tutti al di là delle percentuali di italiani o di tedeschi.



Queste sono le nostre convinzioni e pertanto ci interessa che ad esempio a Laives il conflitto aperto con la provincia in questi giorni sulla dislocazione del centro guida sicura non sia visto come una battaglia contro i cattivi tedeschi della Provincia, ma come il tentativo di una comunità in cui vivono italiani, tedeschi, immigrati di nuova o vecchia generazione, di riappropriarsi del proprio futuro.



E' questa l'idea che abbiamo quando diciamo che va aperto un contenzioso con la provincia. E' l'idea che i cittadini riprendano nelle loro mani la progettazione del loro futuro e di quello dei loro figli che è un futuro di convivenza, di pace, di sviluppo ecosostenibile.



E' dunque per i motivi che abbiamo appena esposto che voteremo contro la mozione presentata dai consiglieri del centrodestra.
22 ottobre 2005

Mozione: al Sindaco e all'Assessore competente


Attraversamento pedonale sulla SS12 da e verso la zona industriale




Premesso che:


  1. da qualche anno è stato creato un collegamento pedonale tra la zona industriale di Laives e la SS12 lungo il Rio Vallarsa;

  2. l'uscita di tale collegamento sulla SS12 risulta pericolosa in quanto priva di un attraversamento sicuro verso il resto del paese;

  3. tale percorso pedonale è utilizzato quotidianamente da centinaia di lavoratori in qualunque ora del giorno e della notte;

  4. dalla risposta all'interrogazione datata 05.10.05 si evince che a breve non è prevista la sistemazione definitiva dell'attraversamento pedonale in quel tratto di strada;

  5. che è dovere di ogni amministrazione pubblica garantire la sicurezza e l'incolumità dei cittadini;


il Consiglio comunale impegna la Giunta ad inserire nel bilancio 2006 una somma da utilizzare per la realizzazione di un attraversamento pedonale provvisorio, in attesa del sottopasso che risulta essere ancora in fase di studio, in modo da garantire un passaggio in sicurezza su quel tratto della strada statale.



Rosario Grasso, Consigliere comunale
22 ottobre 2005

Mozione: al Sindaco e all'Assessore competente



Riduzione costo abbonamento SASA




Premesso che:


  1. durante la passata legislatura venne approvata dal Consiglio comunale una mozione con l'obiettivo d'istituire un rimborso spese per i nuovi utenti della SASA residenti nel nostro Comune;

  2. si tratta di un iniziativa meritevole che tende a favorire l'uso dei mezzi pubblici di trasporto in alternativa a quelli privati;

  3. dalla risposta alla nostra interrogazione, prot. 27874 del 12/09/2005 sul tema in oggetto, si evince che:

    • la riduzione del costo dell'abbonamento non avviene in maniera automatica al momento della sottoscrizione del nuovo abbonamento, ma deve essere richiesta dagli interessati;

    • i cittadini che hanno ricevuto il rimborso del costo fisso per la sottoscrizione di un nuovo abbonamento, così come approvato nella mozione, sono stati nove;

    • che finora il servizio non è stato pubblicizzato;

    • è intenzione di questa Amministrazione pubblicizzare adeguatamente il contributo devoluto ai cittadini di Laives per favorire l'uso dei mezzi pubblici;




il Consiglio comunale impegna la Giunta ad inserire nel bilancio 2006 una somma adeguata da utilizzare espressamente per pubblicizzare il servizio in questione ed a prendere accordi con la Sasa, affinchè la riduzione venga effettuata direttamente alla sottoscrizione del nuovo abbonamento, senza dover essere richiesta presso il Comune di Laives.



Rosario Grasso, Consigliere comunale
15 ottobre 2005

Polemica sulla mancata approvazione dell'OdG



Rifondazione Comunista - Laives



Rifondazione Comunista ritiene che con la mancata approvazione dell'ordine del giorno sul Centro guida sicura di Vadena si sia persa un'occasione importante per mettersi in sintonia con i movimenti di protesta che si sono susseguiti in questi ultimi tempi e per rendere permeabile il Consiglio alle ragioni dei cittadini.



Nel frattempo le manifestazioni continuano in forme diverse nonostante la decisione della provincia di dare inizio ai lavori.



Evidentemente l'esperienza del Comitato civico di Pineta che è riuscito, in totale solitudine e contro ogni previsione, a modificare le intenzioni delle autorità provinciali sul tracciato della SS12 sta facendo scuola.



Procedere alla costruzione di un'opera che sottrae risorse al settore dei trasporti proprio nel momento in cui ai cittadini viene chiesto di lasciare a casa la propria automobile per non inquinare appare ai più incomprensibile. Non ci risulta infatti che motocross, go-kart e veicoli militari siano dotati di filtri Fap o di motori Euro 4.



Le giustificazioni delle varie parti politiche, che in precedenza si erano espresse contrariamente alla costruzione del centro di essere fuori tempo massimo, ci convincono poco. L'ordine del giorno non impegnava infatti più di tanto nessuno essendo l'espressione di una preoccupazione, la condanna di un modo di operare della provincia poco rispettosa delle autonomie locali e l'auspicio ad un ripensamento.

Certo si poteva non condividere il tono, il linguaggio, ma su questo eravamo disposti a modifiche e comunque nulla vietava la proposizione di un documento alternativo che, come dichiarato, saremmo stati disponibili a votare.



La verità è che molti non sono contrari nè al Centro guida sicura, nè alle opere connesse e per gli altri vale quanto affermato dal consigliere Mumelter: "come facciamo a presentarci in provincia con questo ordine del giorno e poi chiedere qualcosa per il nostro comune?".



Sono dunque considerazioni di opportunità politica a mettere in secondo piano le ragioni dei nostri concittadini.
28 giugno 2005

Mozione: al Sindaco e all'Assessore competente


Spostamento del vecchio ponte situato presso la discarica "Ischia Frizzi" per un collegamento con la pista ciclabile provinciale




Premesso che:


  1. Laives rimane l'unico centro della Bassa Atesina non ancora collegato con la pista ciclabile provinciale;

  2. nel programma dell'attuale amministrazione comunale si evincono le intenzioni di effettuare un collegamento del nostro centro abitato con la pista ciclabile provinciale;

  3. tenuto conto che qualche settimana fa la provincia di Bolzano ha dato il via libera alla costruzione di un nuovo ponte d'accesso al futuro "Centro guida sicura" accanto alla discarica Ischia Frizzi;

  4. visto che la costruzione di questo nuovo ponte andrà a sostituire quello attualmente esistente di fronte alla stessa discarica.


Il Consiglio comunale impegna la Giunta comunale ad attivarsi presso gli enti competenti affinchè vengano presi accordi al fine di poter utilizzare il ponte che verrà dismesso, per un accesso alla pista ciclabile provinciale direttamente da Laives.



Rosario Grasso, Consigliere comunale



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