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mercoledì 10 ottobre 2007

Al Sindaco del Comune di  Laives


All’Assessore competente


 


INTERROGAZIONE


  


Oggetto: Parco Marconi: ritardo inizio lavori


 Il processo partecipativo a monte dell’approvazione dell’ampliamento del parco Marconi ha suscitato numerose aspettative, ma in questo momento, a fronte del mancato inizio dei lavori anche delusione e amarezza. Un processo partecipato è tale, infatti, se la popolazione viene coinvolta non solo in fase progettuale, ma anche successivamente, in itinere, tenendola informata dei progressi nel processo attuativo o delle intervenute difficoltà.


Tutto ciò premesso


 


il sottoscritto consigliere comunale interroga l’assessore competente per sapere:


 



  1. a quali motivi debba essere imputato il ritardo nell’inizio dei lavori, se siano insorte difficoltà e di quale natura;

  2. quando si presuma possano iniziare i lavori;

  3. se non si intenda informare tempestivamente i cittadini interessati sulle ragioni dei ritardi e sulle possibili date di inizio lavori.


 Si richiede cortesemente risposta scritta.


 


          Il Consigliere comunale


          Rosario Grasso


 


Laives, li  2 ottobre 2007

Al Sindaco del Comune di  Laives


All’Assessore competente


 


INTERROGAZIONE


  


Oggetto: Parco Marconi: ritardo inizio lavori


 Il processo partecipativo a monte dell’approvazione dell’ampliamento del parco Marconi ha suscitato numerose aspettative, ma in questo momento, a fronte del mancato inizio dei lavori anche delusione e amarezza. Un processo partecipato è tale, infatti, se la popolazione viene coinvolta non solo in fase progettuale, ma anche successivamente, in itinere, tenendola informata dei progressi nel processo attuativo o delle intervenute difficoltà.


Tutto ciò premesso


 


il sottoscritto consigliere comunale interroga l’assessore competente per sapere:


 



  1. a quali motivi debba essere imputato il ritardo nell’inizio dei lavori, se siano insorte difficoltà e di quale natura;

  2. quando si presuma possano iniziare i lavori;

  3. se non si intenda informare tempestivamente i cittadini interessati sulle ragioni dei ritardi e sulle possibili date di inizio lavori.


 Si richiede cortesemente risposta scritta.


 


          Il Consigliere comunale


          Rosario Grasso


 


Laives, li  2 ottobre 2007

venerdì 5 ottobre 2007

Diciamo no perchè non ci avete sconfitto

Si dice di no perchè si crede ancora alla possibilità di un cambiamento delle condizioni sociali, dei lavoratori, dei giovani, dei pensionati



Si dice di no perchè in questa società profondamente ingiusta, piena di privilegi, il mondo del lavoro ha solo crediti da riscuotere



Le ragioni del no all'accordo del 23 luglio 2007 sono squisitamente sindacali.




Così si spiega il voto, che tanto scandalo ha suscitato, del Comitato Centrale della Fiom.



Questa organizzazione, per pratica e storia, è radicata nella contrattazione che, se rigorosa, comporta il calcolo dei costi e dei benefici di un accordo. E quello dei metalmeccanici non è il solo dissenso.

Nel Direttivo della Cgil le due aree della sinistra, Rete28Aprile e Lavoro-Società, hanno votato contro l'accordo, dopo un lungo periodo di conflitti.



Vuol dire che la materia concreta del contendere è assai grave.



Discutiamo allora dei contenuti dell'accordo, dei fatti insomma, e non del solito teatrino che si scatena sempre quando la realtà irrompe nella vita politica del paese.



Cgil, Cisl e Uil hanno sottoscritto l'intesa argomentando che essa è comunque un miglioramento della realtà attuale e per questo va accettata.

E' il ragionamento di fondo che la giustifica, ma è sbagliato.



Questo accordo produce si alcuni risultati per una parte dei pensionati e per una parte dei disoccupati, ma quei risultati sono tutti a carico del mondo del lavoro, che paga oggi e pagherà ancor di più domani.

Nel protocollo del 23 luglio sono presenti guasti ad azione ritardata e progressiva.

I metalmeccanici della Fiom hanno sviluppato una particolare sensibilità ad essi perchè in questi anni due volte hanno subito accordi separati.

Erano accordi che pure concedevano aumenti salariali, ma che contenevano insidie tali che, se non contrastate, avrebbero compromesso il futuro.

Lo stesso oggi accade con il protocollo.



Partiamo dalle pensioni.

Quante discussioni sul superamento dello scalone Maroni.

Ebbene, a partire dal 2013, un anno prima di quanto era previsto dalla vecchia legge, si potrà andare in pensione solo con 62 anni di età e 35 di contributi.

E allora?

Ma non si era detto che un aumento dell'età pensionabile di questa portata avrebbe provocato un danno sociale, che esso non era in nessun modo giustificato dall'andamento dei conti dell'Inps?

E invece lo scalone viene confermato.



Le misure per i lavori usuranti, che dovrebbero attenuare questa ingiustizia, sono poi una vera e propria beffa: non più di 5.000 lavoratori all'anno saranno dichiarati ufficialmente usurati.

Con le condizioni di lavoro, gli infortuni e i rischi sulla salute e la sicurezza che ci sono oggi in Italia, questo è un vincolo inaccettabile.

Si diceva: la pensione delle donne non si tocca!

Invece è stata toccata.

Per ridurre le "finestre" di pensionamento per chi ha 40 anni di contributi, si mettono analoghe finestre per la pensione di vecchiaia. Così le donne e gli uomini che prima potevano andare in pensione a 60 e a 65 anni dovranno aspettare ancora.

E non è finita qui.

Si dice che c'è un risultato per i giovani: ma quando mai!

Il sistema contributivo, che è già una vergogna in sè, viene sottoposto a una scala mobile a rovescio. A partire dal 2010 ogni 3 anni i coefficienti di calcolo della pensione verranno tagliati.

Si comincia con il 6-8% in meno.

Questa è la parte certa dell'accordo, che vale sotto qualsiasi governo.



Poi c'è la promessa di discutere la garanzia del 60% del salario per i precari con retribuzioni più basse.

Ma questo si farà compatibilmente, come hanno detto tutti i ministri, con le disponibilità finanziarie e, aggiungiamo noi, a seconda di chi sarà al governo.

Insomma, aria fritta.



Dal 2011 aumenteranno ancora i contributi pensionistici nella busta paga dei lavoratori dipendenti e dei parasubordinati, perchè il senso profondo dell'accordo è che si fa tutto in famiglia.

Se una parte di lavoratori e pensionati ottiene dei miglioramenti, un'altra parte del mondo del lavoro deve peggiorare, in maniera che la somma sociale sia zero: i ricchi restano ricchi e i poveri litigano tra loro.

Altro che redistribuzione delle ricchezze.

Il punto più grave dell'accordo, quello che ipoteca negativamente il futuro, è sintetizzato dalla conclusione stessa del protocollo, una vera e propria clausola di dissolvenza, che dichiara che tutto è sottoposto alle compatibilità di bilancio decise dal governo.

I diritti diventano una variabile della politica monetaria.



Come sempre il rigore contiene anche un inganno: che fine hanno fatto i 4 miliardi di euro di contributi pensionistici in più che, a partire dalla scorsa finanziaria, ogni anno verranno tolti dalle buste paga dei lavoratori dipendenti e dei parasubordinati? Questi soldi sono spariti, sono stati assorbiti dalla spesa generale e non figurano neanche nel famoso "tesoretto", che è frutto di altri soldi usciti anch'essi in gran parte dalle tasche dei lavoratori dipendenti. Di tutti questi miliardi solo una piccola parte è tornata ai disoccupati e ai pensionati, mentre le imprese hanno intascato la riduzione del cuneo fiscale e tanti piccoli e grandi benefici, pari complessivamente a 7 miliardi di euro all'anno secondo il ministro Bersani. Eppure la Confindustria non è ancora contenta. Peggio ancora va l'accordo sul mercato del lavoro e la competitività.

La sostanza è presto detta: il Patto per l'Italia del governo Berlusconi e la Legge 30 sono confermati e rafforzati.

Non solo per la conferma dello staff-leasing, un rapporto di lavoro quasi inesistente in Italia, ma simbolicamente mantenuto perchè così pretendeva la Confindustria. E neppure solo perchè sui contratti a termine si è riusciti a peggiorare la legislazione esistente: ora quei contratti potranno essere prorogati oltre i 36 mesi con conciliazione sindacale.

Ma, soprattutto per il vuoto che c'è su tutto il resto. Sul lavoro interinale, su quello a progetto, sugli appalti, sul precariato diffuso non c'è niente di niente.



Altro che accordo per i giovani!

Ma stiano tranquilli gli economisti liberisti perchè ce n'è anche per quei lavoratori che essi considerano garantiti. Per tutti costoro c'è la promessa di una riforma degli ammortizzatori sociali che rischia di introdurre in Italia una variante povera del cosiddetto sistema danese, cioè una maggiore facilità di licenziamento in cambio di un po' di cassa integrazione.

C'è poi lo scandalo della riduzione dei contributi pensionistici per le ore di straordinario.

Così si danneggiano sia l'occupazione che il bilancio dell'Inps, mentre si chiarisce ai lavoratori che per guadagnare di più si deve lavorare di più.

La riduzione delle tasse sul salario variabile aziendale, corona infine quest'impostazione.

Invece che ridurre le tasse sul salario del contratto nazionale, che va a tutte le lavoratrici e i lavoratori, si riduce il fisco solo per quella minoranza che gode del premio di risultato. E si impone di peggiorare questo istituto, perchè i soldi detassati dovranno essere totalmente variabili, cioè dovranno essere salario di rischio, come quando si investe in borsa.



Flessibilità del rapporto di lavoro, flessibilità degli orari, flessibilità dei salari, questa è la filosofia che ispira la parte sul lavoro dell'accordo, non a caso condivisa entusiasticamente dalla Confindustria.



I gruppi dirigenti di Cgil, Cisl e Uil sostengono però che questo è il miglior accordo possibile.



E' un ragionamento che potrebbe essere giustificato solo dopo una dura e lunga lotta sindacale.

Ma come sappiamo tutti, la vertenza non c'è stata, la mobilitazione nemmeno e i risultati sono così negativi proprio perchè Cgil, Cisl e Uil non hanno esercitato alcuna pressione sociale.

Il quotidiano La Repubblica, in un suo editoriale, spiega che le tute blu sono alla deriva, sono sconfitte dalla storia e dalla ristrutturazione industriale e così i loro no sono solo nostalgia del passato.

Cari metalmeccanici, dice quel giornale, vi dovete rassegnare, non contate più niente.



E invece no.




Il no a quest'accordo, rappresenta un segnale di speranza e fiducia per il futuro. Si dice no a un accordo ingiusto, rassegnato all'inevitabilità del peggioramento delle condizioni sociali del mondo del lavoro.

Solo con questa rassegnazione si possono considerare come miglioramenti quei pochi semplici ritocchi fatti alle scelte del governo Berlusconi.

Si dice di no perchè si crede ancora alla possibilità di un cambiamento delle condizioni sociali, dei lavoratori, dei giovani, dei pensionati.

Si dice di no perchè in questa società profondamente ingiusta, piena di inaccettabili privilegi, il mondo del lavoro ha solo crediti da riscuotere e non debiti da pagare.



E qui incontriamo anche il nodo del rapporto tra sindacato e politica.



Non nascondiamoci dietro un dito, in ogni luogo di lavoro si rimprovera al sindacato, alla Cgil in particolare, di accettare con Prodi quello che si contrastava con Berlusconi.

La risposta, che conferma, è che più di così non si può fare altrimenti il governo cade.

E' da un anno e mezzo che Cgil, Cisl e Uil operano con questa paura.

Il risultato è che il governo Prodi è ai massimi livelli dell'impopolarità e i risultati sindacali non ci sono.

Se il sindacato fa il suo mestiere anche la politica, forse, reimpara a fare il suo.

Anche per questo il no è un voto serio e sereno per cambiare.

Diciamo no perchè non ci avete sconfitto

Si dice di no perchè si crede ancora alla possibilità di un cambiamento delle condizioni sociali, dei lavoratori, dei giovani, dei pensionati



Si dice di no perchè in questa società profondamente ingiusta, piena di privilegi, il mondo del lavoro ha solo crediti da riscuotere



Le ragioni del no all'accordo del 23 luglio 2007 sono squisitamente sindacali.




Così si spiega il voto, che tanto scandalo ha suscitato, del Comitato Centrale della Fiom.



Questa organizzazione, per pratica e storia, è radicata nella contrattazione che, se rigorosa, comporta il calcolo dei costi e dei benefici di un accordo. E quello dei metalmeccanici non è il solo dissenso.

Nel Direttivo della Cgil le due aree della sinistra, Rete28Aprile e Lavoro-Società, hanno votato contro l'accordo, dopo un lungo periodo di conflitti.



Vuol dire che la materia concreta del contendere è assai grave.



Discutiamo allora dei contenuti dell'accordo, dei fatti insomma, e non del solito teatrino che si scatena sempre quando la realtà irrompe nella vita politica del paese.



Cgil, Cisl e Uil hanno sottoscritto l'intesa argomentando che essa è comunque un miglioramento della realtà attuale e per questo va accettata.

E' il ragionamento di fondo che la giustifica, ma è sbagliato.



Questo accordo produce si alcuni risultati per una parte dei pensionati e per una parte dei disoccupati, ma quei risultati sono tutti a carico del mondo del lavoro, che paga oggi e pagherà ancor di più domani.

Nel protocollo del 23 luglio sono presenti guasti ad azione ritardata e progressiva.

I metalmeccanici della Fiom hanno sviluppato una particolare sensibilità ad essi perchè in questi anni due volte hanno subito accordi separati.

Erano accordi che pure concedevano aumenti salariali, ma che contenevano insidie tali che, se non contrastate, avrebbero compromesso il futuro.

Lo stesso oggi accade con il protocollo.



Partiamo dalle pensioni.

Quante discussioni sul superamento dello scalone Maroni.

Ebbene, a partire dal 2013, un anno prima di quanto era previsto dalla vecchia legge, si potrà andare in pensione solo con 62 anni di età e 35 di contributi.

E allora?

Ma non si era detto che un aumento dell'età pensionabile di questa portata avrebbe provocato un danno sociale, che esso non era in nessun modo giustificato dall'andamento dei conti dell'Inps?

E invece lo scalone viene confermato.



Le misure per i lavori usuranti, che dovrebbero attenuare questa ingiustizia, sono poi una vera e propria beffa: non più di 5.000 lavoratori all'anno saranno dichiarati ufficialmente usurati.

Con le condizioni di lavoro, gli infortuni e i rischi sulla salute e la sicurezza che ci sono oggi in Italia, questo è un vincolo inaccettabile.

Si diceva: la pensione delle donne non si tocca!

Invece è stata toccata.

Per ridurre le "finestre" di pensionamento per chi ha 40 anni di contributi, si mettono analoghe finestre per la pensione di vecchiaia. Così le donne e gli uomini che prima potevano andare in pensione a 60 e a 65 anni dovranno aspettare ancora.

E non è finita qui.

Si dice che c'è un risultato per i giovani: ma quando mai!

Il sistema contributivo, che è già una vergogna in sè, viene sottoposto a una scala mobile a rovescio. A partire dal 2010 ogni 3 anni i coefficienti di calcolo della pensione verranno tagliati.

Si comincia con il 6-8% in meno.

Questa è la parte certa dell'accordo, che vale sotto qualsiasi governo.



Poi c'è la promessa di discutere la garanzia del 60% del salario per i precari con retribuzioni più basse.

Ma questo si farà compatibilmente, come hanno detto tutti i ministri, con le disponibilità finanziarie e, aggiungiamo noi, a seconda di chi sarà al governo.

Insomma, aria fritta.



Dal 2011 aumenteranno ancora i contributi pensionistici nella busta paga dei lavoratori dipendenti e dei parasubordinati, perchè il senso profondo dell'accordo è che si fa tutto in famiglia.

Se una parte di lavoratori e pensionati ottiene dei miglioramenti, un'altra parte del mondo del lavoro deve peggiorare, in maniera che la somma sociale sia zero: i ricchi restano ricchi e i poveri litigano tra loro.

Altro che redistribuzione delle ricchezze.

Il punto più grave dell'accordo, quello che ipoteca negativamente il futuro, è sintetizzato dalla conclusione stessa del protocollo, una vera e propria clausola di dissolvenza, che dichiara che tutto è sottoposto alle compatibilità di bilancio decise dal governo.

I diritti diventano una variabile della politica monetaria.



Come sempre il rigore contiene anche un inganno: che fine hanno fatto i 4 miliardi di euro di contributi pensionistici in più che, a partire dalla scorsa finanziaria, ogni anno verranno tolti dalle buste paga dei lavoratori dipendenti e dei parasubordinati? Questi soldi sono spariti, sono stati assorbiti dalla spesa generale e non figurano neanche nel famoso "tesoretto", che è frutto di altri soldi usciti anch'essi in gran parte dalle tasche dei lavoratori dipendenti. Di tutti questi miliardi solo una piccola parte è tornata ai disoccupati e ai pensionati, mentre le imprese hanno intascato la riduzione del cuneo fiscale e tanti piccoli e grandi benefici, pari complessivamente a 7 miliardi di euro all'anno secondo il ministro Bersani. Eppure la Confindustria non è ancora contenta. Peggio ancora va l'accordo sul mercato del lavoro e la competitività.

La sostanza è presto detta: il Patto per l'Italia del governo Berlusconi e la Legge 30 sono confermati e rafforzati.

Non solo per la conferma dello staff-leasing, un rapporto di lavoro quasi inesistente in Italia, ma simbolicamente mantenuto perchè così pretendeva la Confindustria. E neppure solo perchè sui contratti a termine si è riusciti a peggiorare la legislazione esistente: ora quei contratti potranno essere prorogati oltre i 36 mesi con conciliazione sindacale.

Ma, soprattutto per il vuoto che c'è su tutto il resto. Sul lavoro interinale, su quello a progetto, sugli appalti, sul precariato diffuso non c'è niente di niente.



Altro che accordo per i giovani!

Ma stiano tranquilli gli economisti liberisti perchè ce n'è anche per quei lavoratori che essi considerano garantiti. Per tutti costoro c'è la promessa di una riforma degli ammortizzatori sociali che rischia di introdurre in Italia una variante povera del cosiddetto sistema danese, cioè una maggiore facilità di licenziamento in cambio di un po' di cassa integrazione.

C'è poi lo scandalo della riduzione dei contributi pensionistici per le ore di straordinario.

Così si danneggiano sia l'occupazione che il bilancio dell'Inps, mentre si chiarisce ai lavoratori che per guadagnare di più si deve lavorare di più.

La riduzione delle tasse sul salario variabile aziendale, corona infine quest'impostazione.

Invece che ridurre le tasse sul salario del contratto nazionale, che va a tutte le lavoratrici e i lavoratori, si riduce il fisco solo per quella minoranza che gode del premio di risultato. E si impone di peggiorare questo istituto, perchè i soldi detassati dovranno essere totalmente variabili, cioè dovranno essere salario di rischio, come quando si investe in borsa.



Flessibilità del rapporto di lavoro, flessibilità degli orari, flessibilità dei salari, questa è la filosofia che ispira la parte sul lavoro dell'accordo, non a caso condivisa entusiasticamente dalla Confindustria.



I gruppi dirigenti di Cgil, Cisl e Uil sostengono però che questo è il miglior accordo possibile.



E' un ragionamento che potrebbe essere giustificato solo dopo una dura e lunga lotta sindacale.

Ma come sappiamo tutti, la vertenza non c'è stata, la mobilitazione nemmeno e i risultati sono così negativi proprio perchè Cgil, Cisl e Uil non hanno esercitato alcuna pressione sociale.

Il quotidiano La Repubblica, in un suo editoriale, spiega che le tute blu sono alla deriva, sono sconfitte dalla storia e dalla ristrutturazione industriale e così i loro no sono solo nostalgia del passato.

Cari metalmeccanici, dice quel giornale, vi dovete rassegnare, non contate più niente.



E invece no.




Il no a quest'accordo, rappresenta un segnale di speranza e fiducia per il futuro. Si dice no a un accordo ingiusto, rassegnato all'inevitabilità del peggioramento delle condizioni sociali del mondo del lavoro.

Solo con questa rassegnazione si possono considerare come miglioramenti quei pochi semplici ritocchi fatti alle scelte del governo Berlusconi.

Si dice di no perchè si crede ancora alla possibilità di un cambiamento delle condizioni sociali, dei lavoratori, dei giovani, dei pensionati.

Si dice di no perchè in questa società profondamente ingiusta, piena di inaccettabili privilegi, il mondo del lavoro ha solo crediti da riscuotere e non debiti da pagare.



E qui incontriamo anche il nodo del rapporto tra sindacato e politica.



Non nascondiamoci dietro un dito, in ogni luogo di lavoro si rimprovera al sindacato, alla Cgil in particolare, di accettare con Prodi quello che si contrastava con Berlusconi.

La risposta, che conferma, è che più di così non si può fare altrimenti il governo cade.

E' da un anno e mezzo che Cgil, Cisl e Uil operano con questa paura.

Il risultato è che il governo Prodi è ai massimi livelli dell'impopolarità e i risultati sindacali non ci sono.

Se il sindacato fa il suo mestiere anche la politica, forse, reimpara a fare il suo.

Anche per questo il no è un voto serio e sereno per cambiare.

giovedì 4 ottobre 2007

Voglia di tram? Meglio il metrò.

Il tram ha un suo fascino antico ed anche le versioni più moderne di collegamento tranviario sono accattivanti e non prive di suggestioni, ma la loro concretizzazione richiederebbe qualche decennio ed investimenti ingenti. Nel frattempo i problemi legati al traffico ed alla mobilità incancrenirebbero.


In questi giorni i comuni di Laives e Bolzano, sull’onda delle notizie che giungono dall’Oltradige, avrebbero commissionato uno studio di fattibilità all’ing. Ciurnelli, che dovrà necessariamente fare i conti con  l’ormai completa urbanizzazione del territorio.


Un collegamento tranviario con binari sulla sede stradale andrà inevitabilmente a confliggere, in particolare in alcune zone e nelle ore di punta, con il traffico automobilistico privato, rallentandone i tempi di percorrenza. Non va poi dimenticato che per Pineta Monte e per la parte alta di Laives o si mantiene, ampliandolo, un servizio di circolare che a quel punto risulterebbe un doppione, oppure  quei quartieri si troverebbero senza servizio alcuno. La sede stradale poi verrebbe occupata dai binari, non rimarrebbe lo spazio per percorsi ciclabili e salterebbe per chissà quanti anni la riqualificazione urbana di S. Giacomo, ma anche la sistemazione della fascia di terreno ai piedi dell’abitato di Pineta.


Diverso il discorso in caso di soluzione su piloni, ma con quale impatto visivo!


Una metropolitana di superficie che corresse invece a fianco dell’attuale linea ferroviaria, pur non risolvendo tutti i problemi, sarebbe immediatamente realizzabile utilizzando anche il fascio di binari dimesso che si trova lungo parte del tracciato.


Si tratterebbe di dare il via al più presto, oltre alla stazione di Laives, anche a quelle di S. Giacomo e di Oltrisarco, senza aspettare l’eventuale passante ferroviario. In definitiva, con l’ammodernamento della linea ferroviaria ormai quasi del tutto ultimato e con il potenziamento sinergico del servizio pubblico su gomma, si potrebbe dare in tempi relativamente brevi una risposta ai problemi di mobilità più urgenti della nostra comunità.


Questa soluzione, tra l’altro, non escluderebbe un domani un eventuale confluenza in più punti di una circolare della Bassa Atesina.


 


Rifondazione Comunista – Laives

Voglia di tram? Meglio il metrò.

Il tram ha un suo fascino antico ed anche le versioni più moderne di collegamento tranviario sono accattivanti e non prive di suggestioni, ma la loro concretizzazione richiederebbe qualche decennio ed investimenti ingenti. Nel frattempo i problemi legati al traffico ed alla mobilità incancrenirebbero.


In questi giorni i comuni di Laives e Bolzano, sull’onda delle notizie che giungono dall’Oltradige, avrebbero commissionato uno studio di fattibilità all’ing. Ciurnelli, che dovrà necessariamente fare i conti con  l’ormai completa urbanizzazione del territorio.


Un collegamento tranviario con binari sulla sede stradale andrà inevitabilmente a confliggere, in particolare in alcune zone e nelle ore di punta, con il traffico automobilistico privato, rallentandone i tempi di percorrenza. Non va poi dimenticato che per Pineta Monte e per la parte alta di Laives o si mantiene, ampliandolo, un servizio di circolare che a quel punto risulterebbe un doppione, oppure  quei quartieri si troverebbero senza servizio alcuno. La sede stradale poi verrebbe occupata dai binari, non rimarrebbe lo spazio per percorsi ciclabili e salterebbe per chissà quanti anni la riqualificazione urbana di S. Giacomo, ma anche la sistemazione della fascia di terreno ai piedi dell’abitato di Pineta.


Diverso il discorso in caso di soluzione su piloni, ma con quale impatto visivo!


Una metropolitana di superficie che corresse invece a fianco dell’attuale linea ferroviaria, pur non risolvendo tutti i problemi, sarebbe immediatamente realizzabile utilizzando anche il fascio di binari dimesso che si trova lungo parte del tracciato.


Si tratterebbe di dare il via al più presto, oltre alla stazione di Laives, anche a quelle di S. Giacomo e di Oltrisarco, senza aspettare l’eventuale passante ferroviario. In definitiva, con l’ammodernamento della linea ferroviaria ormai quasi del tutto ultimato e con il potenziamento sinergico del servizio pubblico su gomma, si potrebbe dare in tempi relativamente brevi una risposta ai problemi di mobilità più urgenti della nostra comunità.


Questa soluzione, tra l’altro, non escluderebbe un domani un eventuale confluenza in più punti di una circolare della Bassa Atesina.


 


Rifondazione Comunista – Laives

lunedì 1 ottobre 2007

Al Sindaco del Comune di  Laives


All’Assessore competente


 


INTERROGAZIONE


 


 Oggetto: Scuole elementari “Gandi” – Appalto pulizie


 


In questi giorni siamo venuti a conoscenza che la ditta che si occupa delle pulizie nella scuola elementare “Gandi” è cambiata. Tale ditta assicurerebbe la pulizia dell’edificio scolastico con personale quasi dimezzato rispetto alla precedente vincitrice dell’appalto e per un numero di ore di presenza pari alla metà.


Nonostante la disponibilità e la solerzia delle dipendenti, che cercano di venire incontro alle richieste del personale scolastico, non sempre il risultato è dei migliori dovendo assicurare lo stesso servizio in condizioni più svantaggiose.


Essendoci pervenute delle lamentele riguardo al grado di pulizia e poiché la sicurezza e l’igiene delle scuole devono essere tra le preoccupazione principali di un amministrazione,


 


 


il sottoscritto consigliere comunale chiede di sapere:


 



  1. se si abbia notizia di tali lamentele;

  2. quale sia la ditta vincitrice dell’appalto e i termini del capitolato;

  3. in quale modo si intenda e si possa intervenire per assicurare la pulizia di un edificio frequentato da bambini e che quindi richiede particolare attenzione,

  4. se non si ritenga inopportuno, nell’affidamento di un servizio, basarsi solo sul massimo ribasso e di conseguenza comunicarlo all’amministrazione di competenza.


 Si richiede cortesemente risposta scritta.


                                                 Il Consigliere comunale


 Rosario Grasso


 Laives, li  30 settembre 2007