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lunedì 25 agosto 2008

«Bisogna sfruttare la presenza dei tre centri»























 








Parla Rebecchi. «Laives, Pineta e San Giacomo: da problema a opportunità»

 
Alto Adige, 24 LUGLIO 2008
 
BRUNO CANALI







 LAIVES. L’architetto Stefano Rebecchi, capo dell’ufficio lavori pubblici del Comune, è anche docente di «caratteri distributivi degli edifici» presso la facoltà di architettura del Politecnico di Milano. Si tratta dunque di una persona particolarmente esperta per quanto concerne l’urbanistica e le conseguenze che questa ha sulla qualità di vita dentro i centri abitati. Il dibattito su questo tema sta prendendo quota proprio in questi giorni, nei quali è partita la procedura per il rinnovo del Puc. Quale direzione deve prendere la progettazione urbanistica in città? Rebecchi parla di Laives come di una realtà che è caratterizzata da tre nuclei edificati: la città di Laives, appunto, e quindi Pineta e San Giacomo. «Il denominatore comune che si rileva analizzando lo spazio edificato del territorio comunale - afferma l’architetto - è la mancanza di centralità. In tutti tre gli insediamenti costitutivi la realtà urbana di Laives non è rilevabile un centro storicamente determinato nel quale la popolazione possa identificarsi e questo per motivazioni differenti. Questa condizione che distingue Laives da altre realtà urbane della provincia, la mancanza di centralità appunto, pone un nodo problematico da risolvere, oltre che una sfida tecnica considerevole».

 Però, aggiunge Rebecchi, negli ultimi anni Laives è andata progressivamente affrancandosi dalla situazione che aveva caratterizzato gli anni ’70, quando la città aveva fatto da «valvola di sfogo» della tensione abitativa di Bolzano ed erano sorti interi quartieri per fare posto a chi arrivava. Il riflesso di questa situazione è stato quello che viene definito un «fenomeno di dispersione urbana», con la perdita di un centro riconoscibile, una cosa che si può verificare tra Laives e Bolzano, dove oramai è pressoché un tutt’uno tra San Giacomo e Oltrisarco. «Questi fenomeni però sono oggi superati da quella che si può definire la seconda fase di sviluppo della città - prosegue Rebecchi -, che ormai ha lasciato indietro gli aspetti più negativi per andare verso una nuova dimensione. Avere tre possibili centri (Laives, Pineta e San Giacomo) è una potenzialità che la città, affrancandosi dalla “pesantezza” della vicinanza a Bolzano, potrebbe sfruttare per emanciparsi. Per fare questo non è indispensabile inseguire le grandi firme dell’architettura (rischiare “l’effetto Bilbao”) ma conviene invece concentrarsi sull’edilizia minore, sulla sua qualità, perché è questo che viene maggiormente riconosciuto e apprezzato dalla gente».

 A Laives insomma conviene lavorare su tutto il tessuto urbano: «La costruzione della variante alla statale 12 ad esempio, influisce anche sugli aspetti temporanei dei cittadini, intesi non solo come spazi fisici, ma anche sensoriali, fatti di tempi e di sensazioni. La tendenza in atto anche nelle grandi città del nord Europa oggi è la predisposizione di piani che tengano conto degli aspetti sensoriali, vale a dire del rumore, dei colori, delle luci e non solo dell’aspetto fisico perché è evidente che laddove vi sia molto rumore, oppure poca luce, anche la qualità di vita si abbassa drasticamente».
«Puc, più attenzione alla qualità della vita»


















 

BRUNO CANALI
 
Alto Adige, 23 LUGLIO 2008







 LAIVES. Si sta preparando la rielaborazione del Puc e già è stata polemica, innescata dal giudizio che il sindaco Polonioli ha dato del vecchio Piano urbanistico, definendolo «devastante». Ma il Puc è solo questione di quantità, intesa come metri cubi da costruire, oppure c’entra anche la qualità? «Purtroppo qui si tende a favorire il primo aspetto», dice l’architetto Giorgio Cattelan.

 In che direzione dovrebbe muoversi il nuovo Puc di Laives? Lo abbiamo chiesto a un addetto ai lavori, l’architetto Giorgio Cattelan, che è anche presidente dell’associazione artistica La Goccia. «Purtroppo anche qui a Laives l’urbanistica viene quasi esclusivamente considerata sotto il profilo tecnico - dice Cattelan -, vale a dire dei metri cubi, della volumetria edificabile appunto, e molto meno invece dal punto di vista degli “spazi”, quelli che effettivamente poi le persone abitano e utilizzano. Paradossalmente quindi riterrei meno importanti le questioni strettamente tecniche e mi occuperei maggiormente di quelle spaziali. In città ad esempio mancano luoghi di aggregazione che aiutino la comunità locale a ritrovarsi e a rafforzare una propria identità: non c’è ancora una piazza e la statale che taglia in due l’abitato è devastante. Credo inoltre che si sia persa una preziosa opportunità con la revisione del centro, perché era quella l’occasione di recuperare qualche cosa sotto questo punto di vista».

 Anche dal lato estetico più di uno storce il naso vedendo gli sviluppi architettonici degli ultimi anni, che spaziano da un estremo all’altro. Così si può vedere l’architettura tradizionale che in pieno centro cittadino con elementi tipici del maso di montagna, mentre poco lontano ci si orienta sul «ferro-vetro» fino ad arrivare ai «cubi» in aperta campagna, conseguenza, a quanto si capisce, dell’adozione dei rigidi criteri di «Casa Clima». Volendo, sul territorio comunale sarebbe possibile organizzare un tour per osservare come ognuno dei progettisti transitato abbia lasciato la propria impronta, non sempre in maniera appropriata. «Maggiore attenzione alla qualità di vita dentro le costruzioni - prosegue Cattelan - perché vivere in un appartamento e in un edificio non si riduce solamente a avere un tetto sopra la testa. Occorre invece creare spazi dei quali le persone e i bambini possano riappropriarsi per essere una società omogenea e consapevole».





L'ITER



 Sono tre i professionisti che hanno presentato domanda per il concorso per la rielaborazione del Puc. Prossimo passo: la nomina della commissione. La valutazione terrà conto sia della parte economica e sia di quella qualitativa, con maggiore attenzione verso una eventuale unione tra progettisti. (b.c.)





«Bisogna sfruttare la presenza dei tre centri»























 








Parla Rebecchi. «Laives, Pineta e San Giacomo: da problema a opportunità»

 
Alto Adige, 24 LUGLIO 2008
 
BRUNO CANALI







 LAIVES. L’architetto Stefano Rebecchi, capo dell’ufficio lavori pubblici del Comune, è anche docente di «caratteri distributivi degli edifici» presso la facoltà di architettura del Politecnico di Milano. Si tratta dunque di una persona particolarmente esperta per quanto concerne l’urbanistica e le conseguenze che questa ha sulla qualità di vita dentro i centri abitati. Il dibattito su questo tema sta prendendo quota proprio in questi giorni, nei quali è partita la procedura per il rinnovo del Puc. Quale direzione deve prendere la progettazione urbanistica in città? Rebecchi parla di Laives come di una realtà che è caratterizzata da tre nuclei edificati: la città di Laives, appunto, e quindi Pineta e San Giacomo. «Il denominatore comune che si rileva analizzando lo spazio edificato del territorio comunale - afferma l’architetto - è la mancanza di centralità. In tutti tre gli insediamenti costitutivi la realtà urbana di Laives non è rilevabile un centro storicamente determinato nel quale la popolazione possa identificarsi e questo per motivazioni differenti. Questa condizione che distingue Laives da altre realtà urbane della provincia, la mancanza di centralità appunto, pone un nodo problematico da risolvere, oltre che una sfida tecnica considerevole».

 Però, aggiunge Rebecchi, negli ultimi anni Laives è andata progressivamente affrancandosi dalla situazione che aveva caratterizzato gli anni ’70, quando la città aveva fatto da «valvola di sfogo» della tensione abitativa di Bolzano ed erano sorti interi quartieri per fare posto a chi arrivava. Il riflesso di questa situazione è stato quello che viene definito un «fenomeno di dispersione urbana», con la perdita di un centro riconoscibile, una cosa che si può verificare tra Laives e Bolzano, dove oramai è pressoché un tutt’uno tra San Giacomo e Oltrisarco. «Questi fenomeni però sono oggi superati da quella che si può definire la seconda fase di sviluppo della città - prosegue Rebecchi -, che ormai ha lasciato indietro gli aspetti più negativi per andare verso una nuova dimensione. Avere tre possibili centri (Laives, Pineta e San Giacomo) è una potenzialità che la città, affrancandosi dalla “pesantezza” della vicinanza a Bolzano, potrebbe sfruttare per emanciparsi. Per fare questo non è indispensabile inseguire le grandi firme dell’architettura (rischiare “l’effetto Bilbao”) ma conviene invece concentrarsi sull’edilizia minore, sulla sua qualità, perché è questo che viene maggiormente riconosciuto e apprezzato dalla gente».

 A Laives insomma conviene lavorare su tutto il tessuto urbano: «La costruzione della variante alla statale 12 ad esempio, influisce anche sugli aspetti temporanei dei cittadini, intesi non solo come spazi fisici, ma anche sensoriali, fatti di tempi e di sensazioni. La tendenza in atto anche nelle grandi città del nord Europa oggi è la predisposizione di piani che tengano conto degli aspetti sensoriali, vale a dire del rumore, dei colori, delle luci e non solo dell’aspetto fisico perché è evidente che laddove vi sia molto rumore, oppure poca luce, anche la qualità di vita si abbassa drasticamente».
«Puc, più attenzione alla qualità della vita»


















 

BRUNO CANALI
 
Alto Adige, 23 LUGLIO 2008







 LAIVES. Si sta preparando la rielaborazione del Puc e già è stata polemica, innescata dal giudizio che il sindaco Polonioli ha dato del vecchio Piano urbanistico, definendolo «devastante». Ma il Puc è solo questione di quantità, intesa come metri cubi da costruire, oppure c’entra anche la qualità? «Purtroppo qui si tende a favorire il primo aspetto», dice l’architetto Giorgio Cattelan.

 In che direzione dovrebbe muoversi il nuovo Puc di Laives? Lo abbiamo chiesto a un addetto ai lavori, l’architetto Giorgio Cattelan, che è anche presidente dell’associazione artistica La Goccia. «Purtroppo anche qui a Laives l’urbanistica viene quasi esclusivamente considerata sotto il profilo tecnico - dice Cattelan -, vale a dire dei metri cubi, della volumetria edificabile appunto, e molto meno invece dal punto di vista degli “spazi”, quelli che effettivamente poi le persone abitano e utilizzano. Paradossalmente quindi riterrei meno importanti le questioni strettamente tecniche e mi occuperei maggiormente di quelle spaziali. In città ad esempio mancano luoghi di aggregazione che aiutino la comunità locale a ritrovarsi e a rafforzare una propria identità: non c’è ancora una piazza e la statale che taglia in due l’abitato è devastante. Credo inoltre che si sia persa una preziosa opportunità con la revisione del centro, perché era quella l’occasione di recuperare qualche cosa sotto questo punto di vista».

 Anche dal lato estetico più di uno storce il naso vedendo gli sviluppi architettonici degli ultimi anni, che spaziano da un estremo all’altro. Così si può vedere l’architettura tradizionale che in pieno centro cittadino con elementi tipici del maso di montagna, mentre poco lontano ci si orienta sul «ferro-vetro» fino ad arrivare ai «cubi» in aperta campagna, conseguenza, a quanto si capisce, dell’adozione dei rigidi criteri di «Casa Clima». Volendo, sul territorio comunale sarebbe possibile organizzare un tour per osservare come ognuno dei progettisti transitato abbia lasciato la propria impronta, non sempre in maniera appropriata. «Maggiore attenzione alla qualità di vita dentro le costruzioni - prosegue Cattelan - perché vivere in un appartamento e in un edificio non si riduce solamente a avere un tetto sopra la testa. Occorre invece creare spazi dei quali le persone e i bambini possano riappropriarsi per essere una società omogenea e consapevole».





L'ITER



 Sono tre i professionisti che hanno presentato domanda per il concorso per la rielaborazione del Puc. Prossimo passo: la nomina della commissione. La valutazione terrà conto sia della parte economica e sia di quella qualitativa, con maggiore attenzione verso una eventuale unione tra progettisti. (b.c.)





Tram, un collegamento utile alla città




























 
Oliver (Pd): «I tempi sono maturi per uno studio di fattibilità»
 
Alto Adige, 30 LUGLIO 2008
 
di Massimiliano Bona







  LAIVES. Voglia matta di tram anche in città. A rilanciare l’idea è stato ieri il vicepresidente della Comunità di valle e capogruppo del Pd a Laives Fabrizio Oliver, che sottolinea la necessità di non fermarsi alle varianti. «Sposo in toto la linea del senatore Peterlini: la mobilità del futuro è legata a filo doppio al tram o alla metropolitana di superficie. È giusto dare precedenza all’Oltradige, ma i tempi sono maturi anche per uno studio di fattibilità per la Bassa Atesina».

I comuni dell’Oltradige stanno facendo pressing sulla Provincia per il tram. La Bassa Atesina rischia di restare tagliata fuori?

 «L’Oltradige si è attivato per tempo e, come vicepresidente della Comunità di valle, faccio anch’io il tifo per la realizzazione, in un lasso di tempo ragionevolmente breve, della linea Caldaro - Bolzano. Premesso questo è giusto che la Bassa Atesina si attivi, facendo presente alla Provincia che non ci si può fermare alle due varianti».

 Il traffico, tra l’altro, è maggiore in Bassa Atesina. A Laives transitano 30 mila auto al giorno, ad Appiano 20 mila nei mesi di punta. La Provincia saprà tenerne conto?

 «L’assessore Michl Laimer ha sempre affermato che prima di prendere in considerazione collegamenti alternativi per Laives e Ora sarebbe stato necessario ultimare le varianti, che i residenti aspettano da 30 anni. È un discorso di buon senso, ma sarebbe utile e lungimirante assegnare ad un professionista, prima del 2011, uno studio di fattibilità per capire se anche in Bassa Atesina ci siano o meno i presupposti per realizzare un collegamento di superficie. Certo, in Bassa il traffico veicolare è più elevato rispetto all’Oltradige e, in sede di programmazione degli investimenti, bisognerà tenerne conto».

 La Svp della Bassa Atesina ora ha pigiato sull’acceleratore: vuole un collegamento ad anello che da Caldaro prosegua per Termeno, Egna, Ora, Bronzolo e Laives. Il Pd resterà a guardare?

 «No, al contrario. Siamo pronti a fare fronte unico con l’Obmann della Volkspartei della Bassa Atesina. Il Pd, di cui sono il capogruppo a Laives, ha sempre considerato la mobilità un tema prioritario. Ora più che mai con il prezzo del petrolio alle stelle».

 Porterà l’argomento all’ordine del giorno della Comunità di valle?

 «Devo parlarne prima con il presidente Schiefer, ma il tema è sicuramente interessante ed ha riflessi sovracomunali. Anche la Bassa Atesina può e deve interessarsi ad un progetto di mobilità sostenibile».





A rilanciare l’idea di un collegamento in superficie - poco importa se un tram (sul modello di quello concepito dall’ingegnere viennese Hermann Knoflacher per l’Oltradige) o un minimetro (basterebbe coinvolgere la Leitner, leader mondiale del settore) - per la Bassa Atesina è stato il senatore della Volkspartei Oskar Peterlini. «Si potrebbe progettare una linea circolare, in grado di collegare l’Oltradige con il capoluogo, ma anche con la Bassa Atesina».
Tram, un collegamento utile alla città




























 
Oliver (Pd): «I tempi sono maturi per uno studio di fattibilità»
 
Alto Adige, 30 LUGLIO 2008
 
di Massimiliano Bona







  LAIVES. Voglia matta di tram anche in città. A rilanciare l’idea è stato ieri il vicepresidente della Comunità di valle e capogruppo del Pd a Laives Fabrizio Oliver, che sottolinea la necessità di non fermarsi alle varianti. «Sposo in toto la linea del senatore Peterlini: la mobilità del futuro è legata a filo doppio al tram o alla metropolitana di superficie. È giusto dare precedenza all’Oltradige, ma i tempi sono maturi anche per uno studio di fattibilità per la Bassa Atesina».

I comuni dell’Oltradige stanno facendo pressing sulla Provincia per il tram. La Bassa Atesina rischia di restare tagliata fuori?

 «L’Oltradige si è attivato per tempo e, come vicepresidente della Comunità di valle, faccio anch’io il tifo per la realizzazione, in un lasso di tempo ragionevolmente breve, della linea Caldaro - Bolzano. Premesso questo è giusto che la Bassa Atesina si attivi, facendo presente alla Provincia che non ci si può fermare alle due varianti».

 Il traffico, tra l’altro, è maggiore in Bassa Atesina. A Laives transitano 30 mila auto al giorno, ad Appiano 20 mila nei mesi di punta. La Provincia saprà tenerne conto?

 «L’assessore Michl Laimer ha sempre affermato che prima di prendere in considerazione collegamenti alternativi per Laives e Ora sarebbe stato necessario ultimare le varianti, che i residenti aspettano da 30 anni. È un discorso di buon senso, ma sarebbe utile e lungimirante assegnare ad un professionista, prima del 2011, uno studio di fattibilità per capire se anche in Bassa Atesina ci siano o meno i presupposti per realizzare un collegamento di superficie. Certo, in Bassa il traffico veicolare è più elevato rispetto all’Oltradige e, in sede di programmazione degli investimenti, bisognerà tenerne conto».

 La Svp della Bassa Atesina ora ha pigiato sull’acceleratore: vuole un collegamento ad anello che da Caldaro prosegua per Termeno, Egna, Ora, Bronzolo e Laives. Il Pd resterà a guardare?

 «No, al contrario. Siamo pronti a fare fronte unico con l’Obmann della Volkspartei della Bassa Atesina. Il Pd, di cui sono il capogruppo a Laives, ha sempre considerato la mobilità un tema prioritario. Ora più che mai con il prezzo del petrolio alle stelle».

 Porterà l’argomento all’ordine del giorno della Comunità di valle?

 «Devo parlarne prima con il presidente Schiefer, ma il tema è sicuramente interessante ed ha riflessi sovracomunali. Anche la Bassa Atesina può e deve interessarsi ad un progetto di mobilità sostenibile».





A rilanciare l’idea di un collegamento in superficie - poco importa se un tram (sul modello di quello concepito dall’ingegnere viennese Hermann Knoflacher per l’Oltradige) o un minimetro (basterebbe coinvolgere la Leitner, leader mondiale del settore) - per la Bassa Atesina è stato il senatore della Volkspartei Oskar Peterlini. «Si potrebbe progettare una linea circolare, in grado di collegare l’Oltradige con il capoluogo, ma anche con la Bassa Atesina».

domenica 20 luglio 2008

Maggioranza, nuovo vento di crisi

ALTO ADIGE - DOMENICA, 20 LUGLIO 2008





Ceol dà l’aut-aut al sindaco La replica: mi ripresenterei



Il consigliere: snobbate le varie richieste avanzate già a maggio




BRUNO CANALI



LAIVES. Torna a spirare vento di crisi sull’amministrazione comunale e ancora una volta è il consigliere socialista Roberto Ceol (membro di maggioranza) a minacciare la fine anticipata. Ceol è nuovamente tornato all’attacco del sindaco Polonioli con la lista delle priorità che aveva predisposto ancora a maggio: «Dei punti che sottoposi allora al sindaco non ne è stato rispettato nessuno».

Così ieri il capogruppo socialista in consiglio comunale (l’altro rappresentante è Loris Frazza) ha deciso di procedere oltre, anche a costo di arrivare, in autunno, all’apertura di una crisi politica che potrebbe avere effetti nefasti per l’amministrazione guidata dal sindaco Polonioli. «Ho chiesto con urgenza un incontro di maggioranza - spiega Ceol - perché esigo chiarimenti dal sindaco e dalla giunta relativamente alla lista di priorità che presentai a maggio. Già allora sottolineai che, qualora non fossero state rispettate le scadenze, a settembre noi socialisti avremmo tolto l’appoggio alla maggioranza, passando armi e bagagli sui banchi di opposizione. Dalla verifica di questi giorni mi risulta che tali scadenze non sono state rispettate e l’ho detto al sindaco chiedendo un incontro urgente».

Nella lista dei socialisti per rimanere in maggioranza figurano punti come la pianta organica comunale da rivedere, il Lido da spostare, il concorso per il nuovo segretario comunale, la trasformazione del comparto pubblico in centro e il rifacimento del Puc, con altrettante date entro le quali la giunta avrebbe dovuto portare le soluzioni. È il caso di ricordare che dal punto di vista numerico oggi la maggioranza in consiglio si regge su un solo voto di differenza rispetto all’opposizione, e che se uscissero Ceol e Frazza si ritroverebbe in minoranza: 14 su 30.

«Se vogliono mandare a casa l’amministrazione comunale facciano pure - risponde il sindaco -, ma dovrà essere il consiglio comunale a votare la sfiducia nei miei confronti. Per quanto concerne la lista di scadenze, i tempi li stiamo rispettando, fatta salva la pianta organica comunale e il Lido, per il quale la Svp ci ha chiesto ancora un mese prima di decidere. Se Ceol e soci decideranno di sfiduciarci, sappiano che comunque io mi ripresenterei alle votazioni comunali per chiedere la fiducia ai cittadini sulla base di un programma nuovo e con nuovi metodi, che tengano fuori dalla porta questo modo di fare politica che sta condizionando da due anni l’attività amministrativa. Siamo tranquilli e andremo avanti fino alla fine». Questo il clima che si respira attualmente in Municipio, con la Svp che fatica sempre più ad accettare la tensione che sta dilaniando il centrosinistra. Vero è anche che l’assenza da circa un anno del segretario comunale e un notevole turn over del personale stanno frenando l’attività amministrativa.